Politica

Memoria selettiva e scoperte

* ex ministro degli Esteri

Sul caso dei nostri Marò, il Corriere della Sera – con un anno di ritardo – ci spiega perché si debba correggere una strategia fin qui interamente affidata alla magistratura indiana. Fino a ieri, la sorte di Latorre e Girone era relegata in coda a notizie dilatorie provenienti da Delhi: se ne doveva parlare il meno possibile, per fiducia in una «strategia condivisa» con il Governo indiano, e solo l’atroce minaccia della pena di morte risveglia le coscienze per la palese violazione della nostra sovranità Nazionale. All’epoca il Governo s’impegnò per un’azione diplomatica all’Onu, all’Unone europea e nelle principali capitali, e io continuai a sostenere l’opzione dell’arbitrato internazionale anche dopo le mie dimissioni da Ministro, presentate in polemica con la decisione che non condividevo di rimandarli in India. Ciò che veramente sorprende del fondo del Corriere è la «scoperta» - assai tardiva - che devono esservi delle responsabilità per l’accaduto: l’autorizzazione al cambio di rotta della barca da parte delle autorità militari senza coinvolgere la Farnesina, la mancata sensibilizzazione della magistratura affinché incardinasse il processo in Italia, la sciagurata decisione di rimandarli a Delhi, ribaltando la linea annunciata solo dieci giorni prima e legittimata dalla richiesta di arbitrato internazionale, e il non aver ottenuto dall’India garanzie assolute per l’esclusione della pena di morte, condizioni che avevo formalmente richiesto - per iscritto - al Presidente del Consiglio. Forse non sono il solo ad aver trovato «sorprendente» questo strano esercizio di memoria selettiva...

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