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Palazzo Grazioli addio, FI lascia e non paga

Contesa giudiziaria tra il partito di Berlusconi e i proprietari dell’immobile L’ex inquilino vorrebbe far valere le migliorie (abusive) come contante

Palazzo Grazioli addio, FI lascia e non paga

PALAZZO GRAZIOLI - SEDE PRESIDENZA NAZIONALE FORZA ITALIA - VERTICE DI MAGGIORANZA

I lavori di ristrutturazione che il Popolo della Libertà ha eseguito all'interno di Palazzo Grazioli non sono stati autorizzati né dal proprietario dell'immobile, il conte Giorgio Emo Capodilista Maldura, né dalla soprintendenza ai Beni culturali. E di conseguenza, trattandosi di un edificio sottoposto a vincolo storico-artistico, sarebbero lavori abusivi. Non è una comune bega di condominio quella che ha portato il figlio primogenito di Gabriele Emo Capodilista Maldura e di Caterina Grazioli a chiedere al Tribunale civile di Roma lo sfratto per morosità del Pdl, citando in giudizio i suoi legali rappresentanti: gli onorevoli Rocco Crimi e Maurizio Bianconi.

«Il partito deve ancora saldare alcuni canoni arretrati - spiega l'avvocato Pietro Lodoli, legale del conte - Per giunta sono stati eseguiti degli interventi edilizi che hanno snaturato lo stato dei locali, senza chiedere il permesso né al locatore, né all'autorità amministrativa competente, come impone la legge per gli immobili soggetti a vincolo». Approfittando della vicinanza con gli appartamenti privati di Silvio Berlusconi, e per agevolare gli spostamenti casa-lavoro del Cavaliere, il Popolo della Libertà aveva preso in affitto l'ala di palazzo Grazioli che, secondo l'asse ereditario della famiglia, è diventata di proprietà di Giorgio Emo Capodilista Maldura. Sono stati stipulati due contratti di locazione tra il nobile e il movimento politico riassorbito, per una parte, in Forza Italia. Nel primo contratto sono compresi il «parlamentino», un emiciclo in legno di circa 250 metri quadrati adibito a riunioni e conferenze stampa, e l'ex redazione del «Mattinale», che si estende su altri 200 metri quadrati. Nel secondo contratto, firmato il primo ottobre 2011 e con scadenza al 30 settembre 2017, è stata data in locazione per 6 mila euro mensili una porzione del piano terreno, con ingresso a via della Gatta 14, in cui sono stati sistemati gli uffici del partito. Il 28 novembre 2012, il segretario amministrativo del Pdl Rocco Crimi e il suo vice Maurizio Bianconi, comunica a Emo Capodilista Maldura la volontà di recedere dal contratto. «I locali saranno liberati entro il 31 maggio 2013», si legge nella raccomandata. Questo non accade e da quel momento non viene più versato l'affitto. Il giudice della sesta sezione civile del Tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di rilascio, fissando al 15 gennaio la data in cui l'ufficiale giudiziario avrebbe proceduto allo sfratto. Non ce n'è stato bisogno, perché il 23 dicembre scorso il Pdl ha riconsegnato le chiavi.

Resta da risolvere la questione degli arretrati. Mancherebbero all'appello circa 45 mila euro, l'equivalente dei canoni non pagati da giugno. «Gli manderemo un piano di rientro - precisa il legale del Pdl, l'onorevole Ignazio Abrignani - Resta il fatto che abbiamo sostenuto dei costi per apportare migliorie all'immobile». Come prova è stata presentata una fattura da 124.630 euro del 24 maggio 2012, per il rifacimento dell'impianto elettrico e per l'installazione di alcuni climatizzatori. Con quella somma il Popolo della Libertà vorrebbe compensare il pagamento degli affitti arretrati. Ma il conte non ci sta. «Non si può fare carne da porco dei locali - precisa il suo difensore - Hanno alzato pareti in cartongesso, snaturando gli interni originari. Per loro esigenze hanno voluto fare questi lavori, che ora risultano abusivi e per i quali chiederemo la condanna al pagamento dei danni"» Secondo la legge 1089 del '39, qualsiasi intervento su edifici vincolati deve essere preventivamente autorizzato dalla Soprintendenza. In sospeso c'è anche la causa relativa al «parlamentino» e al «Mattinale». I locali sono ancora occupati e i canoni di dicembre e gennaio (pari a circa 10 mila euro) non sono stati saldati. La prossima udienza è fissata per mercoledì. «Chiederemo la risoluzione del contratto per inadempimento», fa sapere l'avvocato Lodoli. «Nel giro di un mese li rilasceremo - assicura l'onorevole Abrignani - Berlusconi non ne ha più bisogno, ora che c'è la nuova sede in piazza San Lorenzo in Lucina».

E chissà che non lasci anche la residenza privata a palazzo Grazioli, per trasferirsi in via dell'Arcione, dove la fidanzata Francesca Pascale è andata alcuni giorni fa a vedere un appartamento da 1.400 metri quadrati.

I lavori di ristrutturazione che il Popolo della Libertà ha eseguito all’interno di Palazzo Grazioli non sono stati autorizzati né dal proprietario dell'immobile, il conte Giorgio Emo Capodilista Maldura, né dalla soprintendenza ai Beni culturali. E di conseguenza, trattandosi di un edificio sottoposto a vincolo storico-artistico, sarebbero lavori abusivi. Non è una comune bega di condominio quella che ha portato il figlio primogenito di Gabriele Emo Capodilista Maldura e di Caterina Grazioli a chiedere al Tribunale civile di Roma lo sfratto per morosità del Pdl, citando in giudizio i suoi legali rappresentanti: gli onorevoli Rocco Crimi e Maurizio Bianconi. «Il partito deve ancora saldare alcuni canoni arretrati - spiega l’avvocato Pietro Lodoli, legale del conte - Per giunta sono stati eseguiti degli interventi edilizi che hanno snaturato lo stato dei locali, senza chiedere il permesso né al locatore, né all'autorità amministrativa competente, come impone la legge per gli immobili soggetti a vincolo».

Approfittando della vicinanza con gli appartamenti privati di Silvio Berlusconi, e per agevolare gli spostamenti casa-lavoro del Cavaliere, il Popolo della Libertà aveva preso in affitto l'ala di palazzo Grazioli che, secondo l'asse ereditario della famiglia, è diventata di proprietà di Giorgio Emo Capodilista Maldura. Sono stati stipulati due contratti di locazione tra il nobile e il movimento politico riassorbito, per una parte, in Forza Italia. Nel primo contratto sono compresi il «parlamentino», un emiciclo in legno di circa 250 metri quadrati adibito a riunioni e conferenze stampa, e l’ex redazione del «Mattinale», che si estende su altri 200 metri quadrati. Nel secondo contratto, firmato il primo ottobre 2011 e con scadenza al 30 settembre 2017, è stata data in locazione per 6 mila euro mensili una porzione del piano terreno, con ingresso a via della Gatta 14, in cui sono stati sistemati gli uffici del partito. Il 28 novembre 2012, il segretario amministrativo del Pdl Rocco Crimi e il suo vice Maurizio Bianconi, comunica a Emo Capodilista Maldura la volontà di recedere dal contratto. «I locali saranno liberati entro il 31 maggio 2013», si legge nella raccomandata. Questo non accade e da quel momento non viene più versato l’affitto. Il giudice della sesta sezione civile del Tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di rilascio, fissando al 15 gennaio la data in cui l’ufficiale giudiziario avrebbe proceduto allo sfratto. Non ce n’è stato bisogno, perché il 23 dicembre scorso il Pdl ha riconsegnato le chiavi di via della Gatta.

Resta però da risolvere la questione relativa agli arretrati. Mancherebbero all’appello circa 45mila euro, l’equivalente dei canoni non pagati da giugno. «Gli manderemo un piano di rientro - precisa il legale del Pdl, l’onorevole Ignazio Abrignani - Resta il fatto che abbiamo sostenuto dei costi per apportare migliorie all’immobile». Come prova è stata presentata una fattura da 124.630 euro del 24 maggio 2012, per il rifacimento dell’impianto elettrico e per l’installazione di alcuni climatizzatori. Con quella somma il Popolo della Libertà vorrebbe compensare il pagamento degli affitti arretrati. Ma il conte non ci sta. «Non si può fare carne da porco dei locali - precisa il suo difensore - Hanno alzato pareti in cartongesso, snaturando gli interni originari. Gli erano stati consegnati in ottime condizioni, ma per loro esigenze hanno voluto fare lo stesso questi lavori, che ora risultano abusivi e per i quali chiederemo la condanna al pagamento dei danni». Secondo la legge 1089 del ’39, qualsiasi intervento su edifici vincolati deve essere preventivamente autorizzato dalla Soprintendenza. In caso contrario, si può essere perseguiti penalmente.

In sospeso c’è anche la causa relativa al «parlamentino» e al «Mattinale». I locali sono ancora occupati e i canoni di dicembre e gennaio (pari a circa 10mila euro) non sono stati saldati. La prossima udienza è fissata per mercoledì. «Chiederemo la risoluzione del contratto per inadempimento», fa sapere l’avvocato Lodoli. «Nel giro di un mese li rilasceremo - assicura l’onorevole Abrignani - Berlusconi non ne ha più bisogno, ora che c’è la nuova sede in piazza San Lorenzo in Lucina». E chissà che non lasci definitivamente anche la sua residenza privata a palazzo Grazioli, per trasferirsi in via dell’Arcione, dove la fidanzata Francesca Pascale è andata alcuni giorni fa a vedere un appartamento da 1.400 metri quadrati.

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