Politica

Tempi stretti e modifiche. L’Italicum parte in salita

Slitta dal 27 al 29 gennaio l’inizio dell’esame in Aula alla Camera della legge elettorale. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Il voto definitivo è previsto entro il 31.Tr...

Slitta dal 27 al 29 gennaio l’inizio dell’esame in Aula alla Camera della legge elettorale. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Il voto definitivo è previsto entro il 31. Tra tempi stretti e l’idea di introdurre poche modifiche e mirate, non mancano le perplessità sull’Italicum. C’è, innanzitutto, la questione dei tempi: il Pd insiste affinché siano serrati, senza inutili lungaggini che rischierebbero di far saltare l’accordo con FI e Ncd. Ma c’è anche la questione delle eventuali modifiche da apportare al testo. Tra cui la richiesta avanzata sia all’interno del Pd - Fioroni su tutti - che in Ncd e Sc, di cambiare il metodo di ridisegnazione dei collegi. Nel testo siglato Renzi-Berlusconi-Alfano, infatti, toccherà al Parlamento procedere con la ridisegnazione dei collegi, compito finora affidato al Viminale. Ma sul punto c’è l’apertura a trovare una soluzione di mediazione, nonostante le resistenze di FI. Si procederà - come in passato - con una delega al governo, ma affidando anche al Parlamento un ruolo centrale attraverso le commissioni che dovranno dare il loro parere. Un’altra proposta - lanciata da Sc e appoggiata dalla minoranza Pd - è individuare una commissione che, insieme al Viminale, si occupi della ridisegnazione dei collegi. Anche di questo si è discusso in una riunione che si è svolta a Montecitorio, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini, il capogruppo Pd Speranza, il portavoce della segreteria Dem Guerini, la responsabile riforme del Nazareno Boschi, e i deputati Pd Bressa, Fiano e Giachetti. La questione della ridisegnazione dei collegi da parte del Parlamento e non del Viminale, così come previsto dall’Italicum, ha sollevato critiche trasversali. L’Italicum stabilisce che ogni collegio plurinominale (da 3 a 6 eletti) sia composto da 500mila elettori e bisognerà decidere quanti Comuni ne faranno parte, non basterà ricalcare la mappa delle Province perché molte di queste non arrivano a 500mila abitanti. Un potere che può fare la differenza per garantire a qualcuno di essere eletto. Di qui l’idea di affidare al governo la delega per ridisegnare i collegi. Da più parti poi, soprattutto dall’area Cuperlo del Pd, arriva la richiesta di introdurre le preferenze. Infine, resta il «nodo» dei piccoli partiti e della soglia di sbarramento al 5%. Eliminata la clausola «salva-Lega», resta in piedi l’intenzione di Pd, FI e Ncd di apportare una modifica introducendo un criterio che salvi il «miglior perdente». «Modifiche sono possibili, il Parlamento è libero di decidere, l’importante è che siano d’accordo tutti altrimenti si ricomincia tutto da capo - avverte Renzi - Qualche franco tiratore ci sarà, ma se faranno fallire la legge, senza nemmeno metterci la faccia, non affosseranno la legge elettorale ma la legislatura». In serata la riunione al Senato tra Alfano, Quaglieriello e i vertici di Ncd dà l’ok al testo della legge elettorale, ipotizzando tuttavia emendamenti migliorativi e una modifica che prevede un sistema misto di preferenze e liste bloccate.

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