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Non si trovano 52 miliardi Il governo li cerca all’estero

La Gdf: evasione record, 1 scontrino su 3 in nero Arriva la norma-scudo per il rientro dei capitali

Il governo punta a far rientrare i capitali che gli italiani tengono all’estero. Attenzione non è un condono fiscale, nel senso che non c’è la regolarizzazione di soldi detenuti fuori dai confini pagando una semplice multa come avvenne l’ultima volta con la norma voluta dall’ex ministro Giulio Tremonti (con i contribuenti che mantennero l’anonimato sui fondi dichiarati pagando il 5% del valore) questa volta, infatti, si parla più correttamente di un rientro tecnico. In altre parole i fondi riportati in Italia sono tassati secondo le aliquote del contribuente che riporta i soldi in patria e ottiene uno sconto sulle sanzioni previste dal codice tributario. Per mettersi in regola, secondo quanto risulta a Il Tempo ci sarebbe un tempo abbastanza lungo stimato attorno alla metà del 2015. La previsione di incasso per il Tesoro non è elevatissima, circa un miliardo di euro, ma l’obiettivo della norma sarebbe quello di favorire il rientro di capitali in un momento in cui le occasioni di business in Italia ci sono. Tra privatizzazioni e valori ancora non sui livelli massimi, ora che le tensioni sui debiti sovrani si sono calmate, comprare oggi in Italia è molto conveniente. L’arrivo dei capitali darebbe così una spinta maggiore all’economia oggi sostenuta da una debole ripresa. Non è certo però che la norma approdi oggi al consiglio dei ministri. Fino a ieri sera i tecnici del Tesoro la stavano ancora scrivendo per la complessità degli aspetti normativi in campo. Forse stamattina qualcosa potrebbe essere partorito e portato fuori sacco a Palazzo Chigi dove il Cdm è convocato nel pomeriggio. Se l’esecutivo cerca così di convincere chi ha soldi fuori a tornare in Italia, molti contribuenti nel Paese continuano a non essere interessati al rispetto delle leggi tributarie. A dare un quadro dell’infedeltà fiscale è stata ieri la Guardia di Finanza che, nel 2013, ha eseguito oltre 400mila controlli sul rilascio di scontrini e ricevute fiscali, accertando irregolarità nel 32% di casi.Uno su tre, dunque sottrae imponibile all’Erario. In particolare lo scorso anno sono ammontati a 15,1 miliardi di euro i ricavi non dichiarati e i costi non deducibili scoperti sul fronte dell’evasione fiscale internazionale. «I casi più rilevanti riguardano i trasferimenti di comodo della residenza di persone e società in paradisi fiscali e l'individuazione di stabili organizzazioni occulte, ovvero di sedi secondarie non dichiarate al fisco di società con sede estera che svolgono in Italia attività soggette a tassazione». Complessivamente l’evasione fiscale è da quasi 52 miliardi di euro. Alla cifra si arriva sommando i 16,1 miliardi letteralmente nascosti al fisco da oltre 8.300 evasori totali, i 15,1 miliardi di euro di ricavi non dichiarati e di costi non deducibili scoperti sul fronte dell'evasione fiscale internazionale e i 20,7 miliardi di ricavi non contabilizzati e di costi non deducibili rilevati con riferimento a tutti gli altri fenomeni evasivi.

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