Era attesa da tempo. Ed era considerata dai protagonisti come un atto dovuto. Ma la notizia della nuova saga giudiziaria del filone «Ruby» con Silvio Berlusconi ancora una volta indagato scuote ugualmente il mondo della politica italiana. Perché arriva a pochi giorni dall’accordo con Matteo Renzi sulla legge elettorale che aveva riportato il Cavaliere al centro della politica italiana. Ed è fin troppo ovvio il coro unanime che si alza dal centrodestra contro la «giustizia ad orologeria». Lui, Berlusconi, non sembra scosso. «È il segnale della sconfitta definitiva della magistratura» spiega a chi gli è più vicino, «per condannarmi hanno dovuto indagare 45 persone per falsa testimonianza. La gente non è stupida, capisce come sono andate le cose». Le reazioni ufficiali, invece, sono ridotte al minimo. Il Cav tiene i toni bassi. Ed è solo un caso se, proprio mentre il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati svela i particolari del «Ruby Ter», a un convegno sulla giustizia organizzato da Domenico Scilipoti viene letto l’intervento inviato dal Cav in cui si puntano ancora i riflettori sulla deformazione giudiziaria italiana. Il Ruby Ter, dunque: 45 indagati, tra cui spiccano Berlusconi e i suoi legali storici, Niccolò Ghedini e Piero Longo, la stessa Ruby, numerose «olgettine», diversi giornalisti (Carlo Rossella e Silvia Trevaini), musicisti (Mariano Apicella e Danilo Mariani), politici (l’ex viceministro Bruno Archi, l’ex sottosegretario Valentino Valentini) e anche la funzionaria della Polizia Giorgia Iafrate che la sera del 27 maggio 2010 affidò Ruby a Nicole Minetti dopo la telefonata del Cav in Questura. Tutti indagati per falsa testimonianza, a eccezione dell’ex premier e dei suoi legali che risponderanno di corruzione in atti giudiziari per i 2.500 euro al mese pagati regolarmente alle ospiti di Arcore, che poi hanno testimoniato in aula. Una circostanza, peraltro, mai smentita da Berlusconi: «Sto mantenendo queste ragazze - disse a margine di un’udienza - che sono state diffamate per sempre da questa Procura, che hanno la vita rovinata, che hanno perso i fidanzati e forse non ne troveranno altri, che hanno perso il lavoro, e anche i genitori di alcune di loro hanno dovuto chiudere. Mi sento responsabile perchè il loro unico torto è stato quello di accettare un invito a cena a casa del presidente del Consiglio». Parziale consolazione, il fatto che a occuparsi dell’inchiesta non sarà la nemesi storica del Cavaliere, Ilda Boccassini, che si è tirata fuori per «impegni pressanti», lasciando l'indagine ai procuratori Piero Forno e Luca Gaglio. La nuova ondata giudiziaria non avrà nessuna conseguenza sull’andamento della legge elettorale, garantiscono da Forza Italia. «Siamo tranquilli - spiega un ex ministro - perché se viene approvata è una nostra vittoria. Se bloccano la riforma, si va a votare. Noi vinciamo comunque». Una pietra sulla strada della legge, viene spiegato, potrà essere rappresentata dalla contrarietà di Napolitano, che potrebbe far valere la sua autorità sull’ala bersaniana del Pd, ma da Forza Italia, se non saranno toccati gli aspetti principali della riforma (preferenze e soglie), si marcerà compatti. Così, almeno, ha ordinato Berlusconi. Che fino a domenica resterà a Villa Paradiso sul Garda per rimettersi in forma e interverrà solo telefonicamente alla manifestazione pugliese organizzata domani da Raffaele Fitto per celebrare il ventennale della discesa in campo del Cav. La settimana prossima ritorno a Roma e, forse, il tanto agognato organigramma.
Nel patto Renzi-Cav irrompe Ruby
Nuova inchiesta: Berlusconi indagato per corruzione in atti giudiziari Rischiano i 44 testimoni a favore dell’ex premier nel primo processo
