Politica

Ruby ter, Silvio Berlusconi indagato

L'ex premier è accusato di «corruzione in atti giudiziari». Con lui indagati i legali Longo e Ghedini ed altre 42 persone

Una notizia attesa. O, per dirla con le parole del procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati, una «dovuta iscrizione nel registro notizie di reato». Resta il fatto che  da oggi Silvio Berlusconi è ufficialmente indagato per corruzione in atti giudiziari nell'ambito della cosiddetta inchiesta "Ruby ter" nata dal processo Ruby.  Il fascicolo è stato assegnato al procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e al pm Luca Gaglio. Insieme all'ex premier sono indagate altre 44 persone tra cui i legali del Cavaliere Niccolò Ghedini e Piero Longo. Mentre Ilda Boccassini, spiega il comunicato di Bruti Liberati: «Mi ha segnalato che ha altri impegni più pressanti in questo momento». E per questo motivo non seguirà l'indagine. Il procuratore ha anche escluso il ricorso al rito immediato nell'eventuale celebrazione di un processo.   La storia. Il procedimento è scattato a seguito degli atti trasmessi al Tribunale di Milano, dopo che il 24 giugno 2013 i giudici della quarta sezione penale, condannando a sette anni di carcere Berlusconi per concussione e prostituzione minorile per il caso Ruby, avevano disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valutasse l'ipotesi di "deposizioni compiacenti" nei confronti dell'ex premier rese in aula da una trentina di testi. In seguito erano stati invece i giudici della quinta sezione penale che, dopo aver condannato Emilio Fede e Lele Mora a sette anni e a cinque anni Nicole Minetti nel Ruby bis, avevano invitato la Procura a valutare indizi di reato a carico di Berlusconi, dei suoi legali e di altri 30 testimoni a partire da un presunto "inquinamento probatorio" attuato anche "corrispondendo a Karima el Mahroug, in arte Ruby, e ad alcune testimoni ingenti somme di denaro".   Messaggio di Berlusconi. Nel frattempo in Cavaliere parla attraverso un messaggio inviato all'XI incontro internazionale di Giurisprudenza organizzato dal presidente dell'Associazione interparlamentare di amicizia Italia-Brasile, Domenico Scilipoti. «Per votare la mia decadenza - scrive - hanno ancora una volta calpestato ogni principio del diritto e della sua civiltà millenaria, applicando retroattivamente la legge, contro la Costituzione, contro la Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, ma soprattutto contro una regola antica come l'uomo, fondamento stesso del Diritto Romano e del vivere civile. Quando tutto ciò è accaduto hanno esultato: finalmente, hanno pensato, dopo venti anni, ce l'abbiamo fatta: ci siamo liberati di Silvio Berlusconi. Ora possiamo vincere davvero, possiamo conquistare il potere definitivamente. Ma si sbagliano. Io sono qui e resto qui, sentendo su di me chiara e forte tutta la responsabilità che mi viene dalla fiducia e dal voto dei cittadini». «Resto in campo, più convinto che mai - prosegue - di dover combattere fino alla fine per veder prevalere quello in cui credo profondamente. Quello in cui, insieme a me, credono milioni di Italiani che amano la liberta' e vogliono restare liberi. Pochi mesi fa, ho chiesto a tutti i moderati di scendere in campo con me. Anche coloro che fino a oggi disgustati, delusi, impauriti, si sono tenuti lontani dalla politica, oggi hanno il dovere di dare il proprio contributo per difendere la nostra libertà che è a rischio. E hanno il coraggio di chiamare tutto ciò giustizia. In ogni aula di tribunale c'è una scritta: 'la legge è uguale per tuttì. Nell'Italia di oggi potremmo tranquillamente dire: 'la legge è ugualmente ingiusta per tutti i cittadini». Longo-Ghedini. L'ipotesi di reato nei confronti di Niccolò Ghedini e Piero Longo nell'inchiesta Ruby ter, è quella di corruzione in atti giudiziari. L'accusa, che riguarda anche il leader di Forza Italia, è relativa alla convocazione delle Olgettine ad Arcore datata 15 gennaio 2011 (all'indomani delle perquisizioni della Procura di Milano) in vista delle loro deposizioni al processo "a favore" dell'ex premier. I due legali sono indagati, si legge nelle motivazioni del processo, "per aver partecipato nella loro qualità di difensori" del Cavaliere alla riunione del 15 gennaio 2011. Erano 18 le ragazze che hanno risposto alla convocazione e si sono presentate a Villa San Martino quel giorno. I due avvocati: "In relazione alla notizia della nostra avvenuta iscrizione nel registro degli indagati nel procedimento cosiddetto Ruby ter, si deve osservare che si tratta di un atto dovuto in relazione alle indicazioni prospettate nel processo cosiddetto Ruby bis. E' auspicabile che la Procura, che nulla aveva rilevato di antigiuridico nel corso dei dibattimenti, voglia procedere ad una rapida valutazione del materiale in atti da cui non potrà che derivare una richiesta di archiviazione".

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