Politica

L'Italicum in commissione: niente Salva-Lega

Il testo di riforma elettorale arriva in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Lo sottoscrive anche Alfano. Niente candidature plurime e 50% di donne nelle liste. D'Alema: "Occorre approfondire". Cuperlo: proporremo emendamenti

Era iniziato subito con un intoppo l'esame in Parlamento della proposta di legge elettorale licenziata dalla Direzione del Pd dopo l'accordo raggiunto con Silvio Berlusconi dal segretario democratico. L'esame doveva iniziare alle 14. Poi alle 15, secondo quanto comunicato, per dare più tempo al relatore Francesco Paolo Sisto (Fi) per tradurre in proposta scritta l'accordo sull'Italicum. E alla fine la riunione c'è stata solo in serata, al termine dei lavori d'Aula. Il testo andava limato, bisognava lavorare sui dettagli. Ma alla fine è arrivato. E' stato sottoscritto, oltre che da Forza Italia e Partito democratico, anche dal Nuovo centrodestra. E non contiene la cosiddetta norma “Salva Lega”, condizione che aveva portato proprio Alfano, in un primo momento, a non dare il via libera al testo. Si trattava della clausola di salvaguardia territoriale che doveva permettere alla Lega di aggirare l'ostacolo dello sbarramento nel caso in cui il Carroccio fosse riuscito a superare, nelle prossime elezioni, una percentuale di voti in un certo numero di circoscrizioni (il Porcellum lo prevede per almeno tre Regioni). Ma il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, aveva tenuto a chiarire di non avere “bisogno di aiutini o leggi elettorali fatte su misura. Il consenso lo chiediamo ai cittadini, alla luce del sole, non con accordi o accordini salva Lega". Sembra che proprio la trattativa su questo punto abbia fatto slittare la seduta a tarda sera. Il testo depositato conferma il premio di maggioranza di 18 punti percentuali: alla coalizione o lista vincente non ne vengono attribuiti in ogni caso più di quanti siano sufficienti per arrivare al totale di 340 seggi. In caso di ballottaggio, che si ha se nessuna coalizione raggiunge il 35 per cento dei voti validi, tra il primo turno di votazione e il ballottaggio non sono consentiti ulteriori apparentamenti fra liste o coalizioni di liste presentate al primo turno con le due liste o coalizioni di liste che hanno accesso al ballotaggio medesimo. E stop alle candidature plurime: "Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni in più di un collegio plurinominale". Mentre arriva una novità sulla parità dei sessi. “A pena di inammissibilità nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento con arrotondamento all'unità inferiore e nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”. Il vincitore del ballottaggio prende meno seggi del vincitore al primo turno. Il testo prevede che "alla lista o coalizione di liste che abbia ottenuto il maggior numero di voti al turno di ballottaggio viene assegnata una quota di seggi pari a 327 seggi". I restanti 290 seggi sono ripartiti proporzionalmente all'altra coalizione di liste o singola lista. Tra le coalizioni di liste e le liste che hanno superato le soglie necessarie, si procede "al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse". E per ogni collegio plurinominale viene assegnato "un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei". Confermate anche le percentuali delle soglie di  sbarramento: al 12 per cento per le coalizioni (con soglia interna del 5 per cento) e all'8 per cento per le liste che corrono da sole. Ma proprio su questo punto è probabile che si aprirà la battaglia in commissione per cambiare il testo. I mal di pancia per la trattativa con Forza Italia - e per le richieste del Cavaliere sulle liste bloccate brevi e le soglie di sbarramento - che sono sfociati dentro al Pd nelle dimissioni del presidente Gianni Cuperlo - in aperto dissenso col suo segretario sui contenuti dell'Italicum e sulla modalità di gestione del partito - si estendono ai partitini di opposizione e maggioranza. Le nuove norme sulle soglie di accesso del disegno di legge sono lo spauracchio per le forze politiche minori che rischiano di non riuscire ad entrare in Parlamento. E diventano, a fianco al tema delle preferenze, il nuovo terreno di battaglia. Perché in commissione Affari Costituzionali, i deputati non renziani se sommati a quelli degli altri partiti più piccoli sono in maggioranza. E la battaglia emendativa si presenta burrascosa, anche se i “giovani turchi” assicurano fedeltà alla linea del segretario, perché votare contro la decisione presa dalla Direzione lunedì significherebbe creare un nuovo partito, secondo Matteo Orfini. I primi ad alzare barricate sono stati quelli di Scelta Civica. Il senatore Alessandro Maran, relatore al testo sul finanziamento dei partiti, ha rassegnato le sue dimissioni come relatore in polemica con Matteo Renzi che ieri sera a Porta a Porta aveva liquidato le proteste dei partiti più piccoli con un “si arrangino”. Scelta Civica, alle elezioni dello scorso febbraio, si era fermata a un 8,3 per cento. Poco sopra la soglia prevista dall'Italicum per correre da soli. E mentre il Movimento 5 stelle, in aperta opposizione, lancia un referendum on-line su una proposta autonoma del popolo grillino (una proposta pentastellata a chiaro impianto proporzionale in realtà era l'unica ad essere già stata depositata), gli altri partiti iniziano a far sentire la propria voce. Il più duro è Vendola, Sel, che promette di non votare il testo in Aula se dovesse arrivare così come è stato presentato. Da Ncd, il ministro Quagliariello ribadisce la necessità delle preferenze, e gli fa eco il ministro Mario Mauro, dei Popolari per l'Italia, che torna a chiedere anche di alzare la soglia per avere il premio di maggioranza, ora fissata al 35 per cento. E anche il dimissionario Cuperlo non si arrende: "Proporremo emendamenti migliorativi dell'articolato e chiederemo che sia tutto il Pd a sostenere quegli emendamenti", ha detto  a Otto e Mezzo rispondendo a una domanda sulle preferenze. E dopo gli scontri tra il segretario e la minoranza del Pd, arriva Massimo D'Alema a dire la sua. Da Parigi, dove ha partecipato a un convegno della fondazione Jean Jaures, ha detto: “Si è aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo, naturalmente nella libertà del Parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”. Appunto, correggere e approfondire. E' quello che farà la commisione e poi l'Assemblea. La Conferenza dei capigruppo non ha formalmente indicato la data del 29 gennaio e quindi ad ora il testo è previsto in Aula ancora il 27. Con l'arrivo fissato a lunedì, la commissione sarebbe costretta a lavorare anche sabato e domenica, giorno in cui però è convocato il congresso nazionale di Sel. Pertanto il relatore Sisto ha chiesto al capogruppo di Sel Gennaro Migliore di attivarsi con la presidente Boldrini per avere la certezza che il provvedimento sarà in aula il 29. Comuqnue il voto sul testo presentato, in commissione Affari Costituzionali, verrà votato domani nel tardo pomeriggio. Il rinvio è stato deciso per attendere la capigruppo che domattina alle 9.30 che stabilirà se far slittare l'approdo in aula al 29 gennaio.

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