Signor sindaco Ignazio Marino, leggendo Il Tempo ho appreso che si è deciso di non finanziare più le visite alle Foibe degli studenti di Roma. Non so come nasca questa decisione, probabilmente su sollecitazione dei suoi alleati di Sel, il partito erede di coloro che nel 2004 in parlamento votarono contro l'istituzione della Legge del Ricordo. Sinceramente non credevo che dopo il grande lavoro svolto dalle associazioni e supportato dalle Istituzioni sin dai primi anni '90 del secolo scorso, si potesse ancora discutere sulla necessità di parlare e di far conoscere la vastità della tragedia delle Foibe, su cui per cinquant'anni era caduto un vergognoso e colpevole silenzio. Dramma, non dimentichiamolo, che fu la causa scatenante dell'Esodo di 350.000 italiani dall'Istria, da Fiume, dalla Dalmazia. Epopea iniziata nel 1943 e che durò sino al 1956. Ricordo a Lei e ai suoi colleghi che l'orrore, la paura, la violenza poste in essere dai partigiani comunisti di Tito furono gli strumenti per attuare una vera e propria "pulizia etnica", finalizzata alla fuga di intere popolazioni dai propri territori per rivendicarne il possesso. Basti pensare che tre capoluoghi di provincia del Regno d'Italia, ossia Pola, Fiume e Zara, persero dall'80 al 90% dei propri cittadini che preferirono scappare in Italia abbandonando tutto, per non rinunciare alla propria identità nazionale. Le rammento anche come la violenza operata dai comunisti jugoslavi sugli italiani fu così sistematica da favorire un esodo massiccio. Dopo l'8 settembre 1943, alla proclamazione dell'armistizio, l'esercito italiano si sfaldò, i reparti presenti nelle zone del confine orientale d'Italia, come del resto in tutti i Balcani, si volatilizzarono, lasciando armi e munizioni nei magazzini. In quello stesso periodo i partigiani slavi si scatenarono all'interno dell'Istria, dove scorre il fiume Carso con le sue ormai tragicamente note "foibe", voragini rocciose create dall'erosione violenta del fiume, che furono usate come fosse comuni per eliminare migliaia di italiani residenti nei paesi dell'entroterra istriano. Vennero colpiti proprietari terrieri, carabinieri, segretari comunali, sacerdoti, insegnanti, professionisti e anche donne e bambini. Tale massacro proseguì fino ai primi di novembre del 1943 quando i tedeschi, con i reparti della neo-costituta Repubblica Sociale Italiana, ripresero il controllo del territorio.Da allora di eccidi nelle Foibe non si parlò più fino ad arrivare al 30 aprile 1945, a guerra finita, quando le truppe di Tito occuparono Trieste e l'intera Istria. Alcune cifre non discutibili, per confermare questi fatti: con la rioccupazione del territorio istriano da parte fascista e tedesca i Vigili del Fuoco di Pola furono incaricati di recuperare le salme gettate nelle foibe istriane. Ebbene, i cadaveri risaliti in superficie ed individuati furono un migliaio. Tale cifra è desunta dal dossier "Trattamento degli italiani da parte jugoslava dopo l'8 settembre 1943", presentato dal Governo italiano alla Conferenza per il Trattato di pace di Parigi del 1946-1947. Ma perché noi esuli sosteniamo che l'infoibamento di persone, anche vive, è un crimine contro ogni rispetto umano? Questo massacro è stato attuato a ostilità ormai terminate. Nei quarantacinque giorni (30 aprile - 15 giugno 1945) di occupazione titina di Trieste, dalla città giuliana "scomparvero" 4.500 italiani, a Fiume oltre 500, a Gorizia basta andare al Parco della Rimembranza per leggere i nomi dei 699 morti nelle Foibe e, leggendoli, si scoprirà che almeno 200 erano uomini della Resistenza. Non essendo state fatte ricerche approfondite sul territorio occupato dagli slavi non è possibile avere cifre precise per valutare l'entità esatta dei morti. Con ragionevolezza si può indicare in almeno 12.000 gli scomparsi per morte violenta in quel periodo. Questa è la realtà che si è cercato di nascondere troppo a lungo. E' una grave offesa e una grave provocazione quanto il Campidoglio sta ponendo in essere nei confronti della nostra tragedia. Da esule e da presidente dell'Associazione Nazionale Dalmata mi auguro che la nostra città, la Capitale d'Italia, ripristini le iniziative per far conoscere alle giovani generazioni, come è doveroso che sia, tale atroce pagina della nostra storia. Signor sindaco, ci ripensi.
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