«Sincero e pieno apprezzamento» per l’intervento di Renzi che va verso la realizzazione di un «limpido sistema bipolare che garantisca una maggioranza solida ai vincitori delle elezioni e che riduca impropri poteri di veto e di interdizione». Il segretario del Partito Democratico ha concluso da pochi minuti il proprio intervento alla direzione del partito ed immediato arriva il placet di Silvio Berlusconi. Il patto tra i due leader per il momento regge, e in pubblico si fa di tutto per certificare una comunanza d’intenti che non preveda ripensamenti. Ma in realtà le ultime novità riguardo la legge elettorale non hanno lasciato del tutto soddisfatto il Cavaliere, costretto a ingoiare un doppio turno che non ha mai amato. «I nostri elettori sono meno irregimentati - ha sostenuto con i suoi - difficilmente andrebbero a votare due volte in pochi giorni». A far passare la mediazione è stato ancora una volta Denis Verdini, che ha spiegato al Cavaliere come, in assenza del ballottaggio, Renzi non sarebbe mai riuscito a far passare l’accordo raggiunto nel partito. Non tanto in direzione, dove ha una maggioranza schiacciante, ma in Parlamento, dove i gruppi di Camera e Senato sono ancora pieni zeppi di bersaniani. Sono proprio le spaccature tra i Democratici a preoccupare il Cavaliere. Sulle liste bloccate, ad esempio, l’ala sinistra del Pd sta minacciando lo strappo. E il segretario non è sembrato convincente quando ha detto che «per me le preferenze andrebbero bene, ma l’accordo non le contempla e o si fa così o salta tutto». Il rischio che in Parlamento si crei una maggioranza trasversale per le preferenze, insomma, non va del tutto escluso. È anche per stabilire la reazione di Forza Italia a un’eventualità del genere che oggi, intorno a ora di pranzo, si terrà un vertice tra i big a Montecitorio, mentre il Cavaliere dovrebbe passare la settimana a Villa Campari sul Lago Maggiore, dove studierà gli ultimi dettagli dell’organigramma del partito. Ed è proprio sul fronte partito che ieri Berlusconi è tornato a farsi sentire con durezza. Tema, la nascita di una costola di Forza Italia nel Consiglio regionale campano, chiamata appunto Forza Campania, che costituirebbe una prova di forza da parte dei cosentiniani dopo la scelta di un coordinatore regionale di osservanza «pascaliana». «La bandiera di Forza Italia è una e una soltanto - ha tuonato il Cav in un documento - non la si può piegare a progetti di piccolo cabotaggio, nati per ambizioni personali o rivendicazioni territoriali, benché in parte comprensibili». «Chi dovesse rendersi responsabile di simili manovre va de facto considerato fuori dal nostro movimento». In breve è arrivata la replica dei protagonisti, che hanno parlato di «iniziativa politica che nasce per rafforzare la proposta politica di Forza Italia e trova il convinto sostegno e l’adesione di parlamentari, consiglieri regionali e provinciali, sindaci e amministratori locali». Nessun passo indietro, quindi, nonostante l’intemerata del Cav. In Campania, lo scontro si era acuito a fine 2013. Il 30 dicembre, in Consiglio Regionale, era in votazione l’approvazione dl bilancio della Giunta Caldoro. Gli otto esponenti forzisti della corrente cosentiniana non votarono a favore e così, per far passare il provvedimento, fu necessario il voto decisivo dello stesso governatore. La prossima settimana si voterà il collegato sul quale la Giunta ha posto la fiducia, e il rischio concreto di una spaccatura ha spinto il Cav a intervenire.
Silvio non si fida dei "compagni"
Il Cav preoccupato dall’ala sinistra Dem e dal fronte contro le liste bloccate. È rottura coi cosentiniani di Forza Campania: no a scissioni e mire personali
