Il primo a commentare la notizia della decisione di Gianni Cuperlo di lasciare la presidenza del Partito democratico è stato Graziano Delrio. Il ministro degli Affari regionali, in quota Renzi, un po' sorpreso, ha detto di non riuscire a capire le ragioni di un gesto del genere. “Fino adesso il confronto si è mantenuto su toni civili, sugli elementi di merito, dopo una bella campagna per le primarie. Ieri, alla riunione della Direzione, c'è stata qualche asprezza ma da parte di tutti, sia da parte di Renzi che da parte di Cuperlo. Ma questo è il nuovo stile del Pd dove tutti si esprimono con franchezza”. Delrio ha sottolinea ancora: “Il Paese attraversa un momento davvero importante. Abbiamo messo in piedi un quadro di portata storica che può far nascere la terza Repubblica e tutti, sia i partiti di maggioranza che di opposizione, sono impegnati perché questa riforma venga approvata”. Dario Nardella, vicinissimo a Renzi, ha spiegato che Cuperlo “sarebbe stato un ottimo presidente, ma capisco che il ruolo di garanzia mal si concilia con la volontà di guidare la minoranza. Non condivido invece le critiche fatte all'idea di partito di Renzi”. Gli esponenti cuperliani del Pd la mettono su un altro piano, e chiedono di verificare l'accordo sulla riforma elettorale e le riforme istituzionali. Andrea De Giorgis spiega infatti che in commissione affari costituzionali alla Camera stanno emergendo le perplessità e le critiche degli altri partiti sul pacchetto di riforme. “La sensazione è che l'accordo riguardi solo Pd e Forza Italia. Per quanto riguarda la legge elettorale, Sel e Scelta Civica si sono dette contrarie alla ripartizione nazionale dei voti e chiedono un meccanismo per consentire agli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Non si capisce poi quanto siano condivise e da quale schieramento le riforme del Titolo V e l'abolizione del Senato. Da quanto ci è parso di capire c'è il sostegno solo di Forza Italia”. E da Forza Italia arriva il più ironico commento del Mattinale.“Si dimette, dunque esiste”, scrive lo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. “Pare che il citato Cuperlo - si legge - si sia ritirato in una stanza offeso poiché Renzi gli ha ricordato che lui ora invoca le preferenze, ma in passato si è fatto piazzare sul burro del listino fabbricato per gli ultra garantiti da Bersani. Ehi, che ignorante che è Renzi: è il materialismo dialettico, compagni”. Giorgio Merlo del Pd risponde con una domanda: “Il Pd continua ad essere un partito plurale, democratico e rispettoso delle opinioni che dissentono dal segretario o è già diventato un partito plebiscitario, personale e monolitico? Dalla risposta a questa domanda si capirà se il Pd continua ad essere un partito unito o no”. Sferzante è la risposta a 5 stelle che arriva da Riccardo Fraccaro. “Cuperlo si è dimesso perché, con le liste bloccate del Pregiudicatellum, Renzi non lo ricandida: Berlusconizzazione del Pd completata!”, è il tweet del segretario grillino di presidenza della Camera. #Cuperlo si è dimesso perché, con le liste bloccate del #pregiudicatellum, #Renzi non lo ricandida... Berlusconizzazione del #Pd completata! — Riccardo Fraccaro (@riccardo_fra) 21 Gennaio 2014
Il Mattinale: "Cuperlo si dimette, dunque esiste". Il Pd si domanda quanto il partito è democratico
"Questo è il nuovo stile", dice Delrio. Fraccaro (5 stelle): "Cuperlo si è dimesso perché Renzi non lo ricandida"
