Ieri ricorreva il 14° anno dalla scomparsa di Bettino Craxi e, io sua figlia, l'ho ricordato con una mostra al Centro Culturale di Hammamet, delle sue opere artistiche, soprattutto quelle create nei giorni dolorosi dell'esilio. Molti tra tunisini e italiani memori e riconoscenti, hanno affollato la sala. Non ho in questa circostanza dimenticato l'Italia dove ho inviato ai Sindaci, Renzi in testa, dei capoluoghi di regioni, una lettera tesa a restituire a Craxi il posto che gli spetta nella toponomastica delle città italiane. È una iniziativa importante diretta a rompere la congiura dell'oblio che tuttora colpisce l'opera di Craxi. Mio padre è stato un grande politico, un grande uomo di governo e di Stato, per più di dieci anni al centro della scena politica italiana. Col suo governo - il più lungo col sistema proporzionale - ha realizzato un nuovo accordo di libertà con la Chiesa cattolica, rinnovando i Nuovi Patti Concordatari, ha debellato l'inflazione giunta a superare il 17%, ha spinto il prodotto nazionale a superare quello della Gran Bretagna, ha difeso a Sigonella la dignità dell'Italia contro gli Stati Uniti, ha portato l'Italia fra i Grandi della Terra. Senza contare che tutto ciò che aveva profetizzato dalla necessità di una Grande riforma istituzionale sino a quella di rivedere i trattati di Maastricht sono questioni ancora oggi di strettissima attualità politica. Bettino ha conseguito questi successi in un duro scontro con il Partito comunista che egli ha avuto il merito e la sfortuna di battere sul piano ideologico, politico e programmatico. Sfortuna perché la rabbia comunista ha fatto di lui il capro espiatorio di un sistema illecito di finanziamento della politica comune a tutti i partiti, Pci in testa (senza la copertura comunista la magistratura non sarebbe mai arrivata a distruggere tutti i partiti storici dell'Italia repubblicana). Non contenti della distruzione del Psi e di aver costretto all'esilio il suo leader, quello che restava del fallimento comunista ha impegnato tutto il suo potere nella stampa e nella cultura per un'opera di rimozione totale della memoria di Craxi e del craxismo il cui risultato più evidente è la cancellazione del nome di Craxi dalla toponomastica delle città italiane. Sono ormai passati più di vent'anni da quegli avvenimenti. Libri, saggi, convegni, interventi di personalità tra le quali il Capo dello Stato Giorgio Napolitano hanno restituito a Craxi il merito e l'onore che gli spettano. I processi da lui subiti, tutti sanzionati dalla Corte di Strasburgo, si sono rivelati ingiusti, prevaricatori, violatori d'ogni regola di correttezza giuridica. Ma la rimozione della memoria di un grande italiano che ha dedicato la sua vita al bene della patria sparge tuttora i suoi frutti velenosi. È necessario uscire dai circoli ristretti della politica e dell'intellettualità e far sapere a tutti gli italiani che il nome di Bettino Craxi va collocato accanto a quelli degli italiani che hanno fatto grande l'Italia. Spero che le lettere aperte che ho inviato ai Sindaci delle maggiori città italiane per intitolare a Craxi strade e piazze siano accolte. Non si può vivere di odi e di rancori. I protagonisti di quella infausta stagione stanno tutti uscendo di scena. La verità storica rivendica i suoi diritti. Oggi posso esprimere la certezza che la battaglia che da quattordici anni conduco con la Fondazione Bettino Craxi sarà una battaglia vittoriosa.
Ora basta con l’odio. Strade e piazze dedicate a mio padre
