Politica

L’accordo tra Renzi e Berlusconi non va

Dobbiamo restituire agli italiani la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento. È questo il motivo per cui il Nuovo Centrodestra è contrario all’accordo stretto fra Renzi e Berlusconi sulla riforma elettorale. Accordo che prevede, invece, collegi piccoli, liste corte ma soprattutto bloccate. Insomma l’esatto contrario di quello che serve all’Italia, il passaggio dal Porcellum attuale a un Porcellinum. Per questo noi insistiamo con il nostro programma, che prevede quattro punti fondamentali: l’elezione diretta del premier, il ritorno delle preferenze, lo stop immediato al finanziamento pubblico ai partiti – senza aspettare altri tre anni – e il taglio ai parlamentari. E con queste proposte andremo in commissione, la prossima settimana, quando inizierà la discussione sulla bozza di riforma. Non si tratta di difendere uno sbarramento più o meno alto per consentire ai partiti più piccoli di entrare in Parlamento, si tratta di ridare agli elettori il principio di sovranità, la possibilità di scegliere. Un principio che, è chiaro, a questo punto non piace affatto a Matteo Renzi. Il quale, invece, ha la necessità di andare a votare scegliendo chi mandare in Parlamento, in modo da escludere gli esponenti della parte più critica del Pd e far entrare i suoi uomini. Ma c’è un’altra cosa che non ci è piaciuta del patto fra i due leader: il fatto che sia stato proposto agli altri partiti – sia di maggiornza sia dell’opposizione – in maniera intimidatoria, come se si trattasse di un prendere o lasciare. Una vera e proprio imposizione. E noi siamo convinti che non sia questo il modo di arrivare a una riforma elettorale che deve invece avere una base di consenso tra le forze politiche che sia la più ampia possibile. Inoltre l’accordo fra Berlusconi e il segretario del Partito Democratico non può neppure essere considerato una assicurazione per Letta per arrivare alle elezioni nel 2015. Perché non è escluso che Renzi, una volta ottenuta la riforma elettorale non faccia di tutto per far cadere il governo. Di sicuro, comunque, il patto tra Forza Italia e il Pd, che risulta indigesto più del famoso «patto della crostata», fa maggiormente comodo al Cavaliere. Il sindaco di Firenze, infatti, si è rimangiato tutto quello che aveva detto in campagna elettorale sulla necessità di avere dei politici scelti dai cittadini e non nominati dai partiti. Ma ha dovuto anche fare marcia indietro su quel «Game over» con cui qualche mese fa aveva bollato il Cavaliere. E con il quale, invece, è dovuto tornare a incontrarsi. Per Berlusconi, viceversa, è stata giustamente un’opportunità di riabilitazione politica alla quale non poteva dire di no. Insomma si è preso una rivincita. E in questo modo ha anche reso ridicolo Renzi che lo definiva un «criminale finito». *senatore Ncd

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