Politica

La base Pd non digerisce Renzusconi

Viaggio nelle sezioni romane dei Dem. Insofferenti al flirt tra Matteo e Silvio Per i militanti l’ex premier era scomparso, ora il centrosinistra lo fa risorgere

I mal di pancia restano, soprattutto fra i più anziani e gli «irriducibili». Si prova a masticare il refrain della «condivisione» per il bene del Paese. Almeno in teoria. Pure se i gelosi di Mr. Arcore si fanno sentire. E la trovata storica spettacolare di Renzi e Berlusconi, seduti allo stesso tavolo al Nazareno in vista di un accordo in tema di legge elettorale, in qualche modo alla fine si prova a mandarla giù. I militanti dei circoli romani del Pd si sforzano di digerire la storia del flirt «Renzusconi» in virtù dell’obiettivo da raggiungere, of course con gli opportuni distinguo. Nel circolo storico di via de’ Giubbonari, diviso più o meno a metà, non si nasconde la linea del dialogo funzionale allo scopo. «Per fare la riforma elettorale si deve parlare con tutti. Anche se da noi c’è chi nutre malessere per il fatto che nelle ultime assemblee si era riusciti a non parlare più del Cav e ora, invece, lo si fa risorgere, e chi, al contrario, la vede come una soluzione possibile», commenta Giulia Urso. «Il faccia a faccia Renzi-Berlusconi? Penso sia un’iniziativa impropria sia per ragioni di metodo che di merito», puntualizza Elisa Castellano, iscritta allo stesso circolo. «Di metodo, perché sono convinta che sarebbe stato più opportuno consolidare una posizione nella maggioranza della coalizione di governo e non una posizione fra le forze politiche, cosa che comunque non avrebbe escluso il confronto con tutti. C’è poi una questione di contenuti. Il punto fermo del Pd sulla legge elettorale è il doppio turno di coalizione. Ma sulle tipologie di modelli, incontrarsi con Berlusconi vuol dire partire dalla preferenza per quello spagnolo e accantonare il resto». «La pace si fa col nemico, diceva Churchill. Per arrivare all’obiettivo bisogna trattare con lui», chiarisce, invece, Flavia Ponzi. «Il Pd è al governo e credo che non valga tanto la pena scandalizzarsi, ma bisogna prendere atto della realtà di oggi. Berlusconi rappresenta una grande parte dell’elettorato. Se questo è funzionale a risolvere i problemi, facendo le opportune distinzioni di visione e proposte, ci può stare. A volte per arrivare allo scopo bisogna farlo. Per risolvere serve - non dico una soluzione concordata - ma comunque una linea di massima con le altre forze politiche». «Le riforme si fanno ragionando con i leader degli altri partiti per un fatto di democrazia. L’intento è garantire al Paese una legge elettorale per andare alle elezioni. Non si può non dialogare», aggiunge Venerando Monello. Claudio Napoli del circolo Aurelio non ha dubbi: «Le divisioni ideologiche non servono a nulla, lo trovo un discorso puerile e vecchio. Renzi, così, dimostra di cercare soluzioni e non formalismi: un’innovazione rispetto al passato». Antonio Resta di Subaugusta ci tiene a precisare: «La penso allo stesso modo di Matteo Orfini: con Berlusconi eravamo al governo fino a pochi mesi fa. Non è scandaloso che si parli con tutti. Mi sarei divertito molto se fosse stato mandato in streaming il colloquio Renzi-Cav, come si fece tra Bersani e i Cinque Stelle». Carmine, della sezione Pd Casal de’ Pazzi, rimarca: «Renzi sta facendo bene, perché Berlusconi - senza valutare la sua persona, ma il suo partito – è il leader di un movimento con numeri importanti. È un dovere che il partito di maggioranza relativa, rispetto alla nuova legge che andrà definita e votata, lo ascolti. Fosse per me ascolterei tutti, anche se parlare con Grillo non è tanto facile: un dialogo a tutto campo per raccogliere le varie posizioni». «Dopo otto anni di legge-porcata e col persistere di una mancata volontà in termini pratici di cambiare la legge elettorale, è insensata la polemica per quest’incontro», commenta Stefano Borioni del circolo Pd di via Catanzaro, anch’esso diviso fra posizioni differenti. «Il Cav è stato condannato, ma c’è una fascia di Paese che ancora si riconosce in lui. In tanti iscritti hanno strappato la tessera quando siamo andati al governo con Berlusconi, ora dinanzi ad un confronto con l’avversario naturale si pensa che l’intesa possa essere un buon viatico». Se son rose fioriranno...

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.