N el 1919, con la nascita del Ppi, finiva la lunga stagione dell'intransigenza (antimonarchica, antistatuale e antiliberale) per la quale i cattolici dopo Porta Pia avevano coltivato la formula dell'autoemarginazione. A Sturzo va il merito di un'operazione, davvero storica, di riscatto e di rilancio nel solco del rinnovamento innescato nella Chiesa e nella società dai giovani democratici cristiani a cavallo del Novecento. Rispetto a Murri, geniale e controverso profeta del nuovo movimento cattolico, egli ricompone nell'alveo di una politica costituzionale - laica e democratica - le molte energie altrimenti disperse in rivoli di sterile opposizione. All'indomani della Grande Guerra, alzava con slancio la bandiera di una doppia sfida tanto al conservatorismo dei liberali, quanto al rivoluzionarismo dei socialisti. Il partito da lui fondato si collocava al centro, ma non con spirito di passività. Il moderatismo non era l'elemento che ne qualificava l'originalità: lo stacco dal compromesso filo-giolittiano del Conte Gentiloni non poteva che essere più netto. Era, il suo, un "riformismo messianico", collocato agli antipodi di quel movimento impetuoso ed equivoco - dall'arditismo dannunziano al futurismo - che avrebbe fuso la lotta alla decrepitezza delle classi dirigenti borghesi nel crogiolo di una poco limpida volontà di rigenerazione giovanilistica, al tempo stesso libertaria e dispotica. Da qui, per sfortuna della nazione, il fascismo avrebbe tratto origine e forza. Il popolarismo ha dunque rappresentato una barriera alle spinte, pseudo-democratiche e anarcoidi, derivanti dal mito della "guerra igiene dei popoli". Se si mettessero a confronto il Manifesto del Partito futurista di Marinetti (11 febbraio 1918) e l'Appello ai Liberi e Forti di Sturzo (19 gennaio 1919), si coglierebbe l'abissale distanza esistente tra l'uno e l'altro: l'antiparlamentarismo, vero incunabolo dell'antipolitica, fa da spartiacque tra due visioni politiche profondamente diverse. Marinetti voleva abolire il Senato e all'occorrenza, a fronte di un Parlamento "di rammolliti e di canaglie", auspicava la formazione di un "governo di 20 tecnici eccitato da un'assemblea di giovani non ancora trentenni". Altro era il disegno del sacerdote di Caltagirone per fare uscire l'Italia dalla crisi morale e politica. Innovazione e solidarismo con lui diventano l'architrave di una moderna strategia di rinnovamento. È l'Italia che si rispecchia, con generosità e fervore, nella figura del cristianesimo democratico e sociale. Questo non bastò, complice la deriva massimalista dei socialisti, a correggere la catastrofe di una sperimentazione rivoluzionaria e autoritaria, pagata come si sa a caro prezzo. Ma la lezione di Sturzo, benché schiacciata dal soverchiante potere mussoliniano, tornerà dopo il 25 aprile 1945 a farsi pungolo per la stessa Dc di De Gasperi e di Fanfani.
I cattolici rinascono dopo Porta Pia
di Lucio D'Ubaldo Nel 1919, con la nascita del Ppi, finiva la lunga stagione dell'intransigenza (antimonarchica, antistatuale e antiliberale) per la quale i cattolici dopo Porta Pia avevano...