Politica

E Pisapia chiama ancora in causa De Caro

Spunta un’altra conversazione tra la De Girolamo e il suo accusatore nella quale si fa il nome del deputato Pd nel sistema delle «transazioni»

La parola magica è «transazioni». È attorno a questo termine che ruota parte dell’inchiesta sulla Asl di Benevento. La stessa per cui il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo è finita sulla graticola. Costretta a difendersi in Aula alla Camera da quello che lei stessa ha definito un «complotto». Il meccanismo lo ha spiegato Roberto Prozzo, ex avvocato della Asl beneventana. Lo ha fatto in una memoria difensiva presentata nella causa di lavoro contro il proprio licenziamente, intentata nei confronti dell’ex direttore amministrativo della Asl Felice Pisapia, il grande accusatore di Nunzia. Prozzo lo racconta così: «Nel settembre del 2010 il Dott. Pisapia, unitamente al Dott. Falato, ha proposto al Commissario pro-tempore di adottare una delibera apparentemente finalizzata a svincolare le somme assoggettate a pignoramento, ma che di fatto attribuiva al Dott. Pisapia, al dott. Falato ed all’avv. Mennitto il potere di definire stragiudizialmente le posizioni debitorie nei confronti di coloro che procedevano a pignoramento». «In sostanza, invece di rispettare il criterio cronologico, si disponeva di procedere ai pagamenti dando priorità a chi procedeva a pignoramento, in modo da incentivare la instaurazione di procedure giudiziarie ai danni dell’Asl (pare addirittura che un Dirigente dell’Asl lavori presso uno degli studi legali che porta avanti una fetta consistente del contenzioso contro l’Azienda sanitaria), e poi provvedere al pagamento, in sede transattiva, di consistenti parcelle. Inoltre, richiamando gli estremi della "delega", sono state concluse numerose "transazioni", per decine di milioni di euro, senza l’adozione di uno specifico atto autorizzatorio per ogni singola vicenda. (...) In sostanza, è stato creato un meccanismo finalizzato a poter liquidare qualsiasi somma senza l’adozione di alcun provvedimento, e sottraendo gli atti a qualsiasi controllo». L’accusa è più o meno questa: non potendo più gestire direttamente le cause favorendo studi di avvocati a lui vicini, Pisapia avrebbe deciso di farli lavorare dall’esterno su cause create ad hoc per arrivare a «transazioni» milionarie, su cui lucrare. Toccherà ai magistrati verificare la fondatezza dell’accusa. Il dato nuovo è che di «transazioni» Pisapia parla anche in una conversazione registrata con il ministro De Girolamo. E lo fa tirando in ballo Umberto Del Basso De Caro, avvocato penalista titolare di uno studio molto rinomato a Benevento ma, soprattutto, deputato eletto alle ultime Politiche nelle liste del Pd (era già stato eletto nel 1992). Ecco la trascrizione-traduzione (i due parlano in dialetto beneventano) del colloquio tra l’allora deputata Pdl e Pisapia di cui Il Tempo è entrato in possesso. Pisapia: De Caro lo sa talmente bene perché quando...Nunzia io l’ho vissuto quando De Lorenzo ( dirigente della Asl ndr) ha fatto tutto un casino con De Stefano ( direttore geneale Asl ndr). De Caro fino a mezz’ora prima che arrivassero i finanzieri, la Dia alla Asl, stava a prendere un caffè con De Stefano. Hai capito? Mi sarei pigliato l’incarico tramite Cancellario ( avvocato associato dello studio Del Basso De Caro, nonché presidente dell’Ordine degli avvocati di Benevento ndr), tramite quell’altro avvocato? E poi uscì sui giornali dicendo: "Finalmente la legalità". Lo stronzo che sei! Pure lui ha fatto le transazioni con la Asl, la moglie di Cancellario. De Girolamo: ah certo quello lui è Pisapia: ....La moglie di Cancellario è.... De Girolamo: Cancellario è Umberto eh Pisapia: Eh lo so. Io perciò ho chiamato a Cancellario De Girolamo: Eh lo so. Insomma secondo quello che Pisapia riferisce, De Caro sarebbe stato a conoscenza del meccanismo delle «transazioni». Ora bisogna capire se e in che modo ne abbia usufruito. Di certo anche questa conversazione solleva più di un dubbio sul ruolo dell’avversario politico del ministro. Già in quella anticipata dal Tg5, infatti, il «grande accusatore» aveva ipotizzato una regia del deputato Democratico dietro il «complotto» ai danni di De Girolamo. Ora lo inserisce tra gli ipotetici ingranaggi di quello che, a tutti gli effetti, può ormai essere descritto come il «sistema Benevento». «È una evidente patacca, un tarocco - aveva tuonato De Caro non più tardi di quattro giorni fa -. Non solo non ho mai parlato con Rossi o con l’avvocato Prozzo, ma non li ho mai incontrati. Il fatto non esiste». Facile immaginare che il commento verrà replicato anche stavolta. Mai come ora la verità è nelle mani dei magistrati che stanno indagando.

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