Comunque vada, sarà un successo. Al termine di una giornata che la politica ha vissuto sull’orlo della crisi di nervi, Silvio Berlusconi sfoglia la margherita delle possibilità che restano sul campo e si accorge che, in qualsiasi modo finirà la trattativa sulla legge elettorale, lui ne uscirà da vincitore. Se l’accordo ratificato con Renzi dovesse tenere, si spianerebbe la strada al ritorno immediato alle urne. Ma anche se - come minacciavano i bersaniani - l’intesa dovesse essere sabotata dai franchi tiratori democratici, il Cavaliere potrebbe dirsi soddisfatto. Perché avrebbe spaccato il principale partito concorrente e avrebbe portato Renzi a fallire clamorosamente la prima prova di tenuta del suo Pd al voto parlamentare. Il tutto, dopo aver riottenuto la piena legittimità politica proprio grazie all’incontro che oggi il segretario Pd gli concederà. Vertice che, stando a quanto assicurato dallo stesso Renzi ieri sera, si terrà nella stanza del segretario della sede nazionale del Pd, in Largo del Nazareno, intorno alle 16. L’accordo tra Renzi e Berlusconi è stato raggiunto dopo giorni di complesse trattative. A condurle, dal lato di Forza Italia, è stato Denis Verdini. Dall’altra parte, si sono concessi una staffetta lo stesso Renzi, che ha sentito il coordi- natore toscano di Fi via telefono, e il suo «uomo» Roberto D’Alimonte, esperto di sistemi elettorali. Nell’intesa, la nuova legge elettorale è il punto principale ma non l’unico. Innanzitutto, il modello privilegiato sarà quello spagnolo. Ma il segretario chiederà al Pd di scegliere tra un sistema «puro» e uno «corretto». Nel primo caso, le circoscrizioni si articoleranno su base provinciale, ci saranno liste bloccate corte (dai 4 ai 6 candidati a collegio), premio di maggioranza nazionale del 20% da concedere a chi raggiunge il 35% dei seggi su base nazionale e soglia di sbarramento al 7%. Nel secondo caso, invece, la soglia di sbarramento si alzerebbe addirittura al 10%. Una prospettiva che «umilierebbe» i piccoli partiti, che sarebbero costretti a farsi inglobare dalle grandi formazioni, e che ha ovviamente fatto andare su tutte le furie il vicepremier Angelino Alfano. Nell’accordo, inoltre, è anche disegnato un percorso di riforme da portare avanti in maniera congiunta: si va dall’abolizione del Senato alla riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, che nelle intenzioni di Renzi dovrebbero essere pari ai compensi dei sindaci. Inoltre, ci sarebbe anche un accordo per rivedere i poteri delle Regioni. «Cambieremo insieme le regole del Paese», ha detto trionfante Berlusconi ai suoi. Ora tutta l’attenzione si sposta sulla tenuta del Partito Democratico. E su quella dei nervi di Enrico Letta, che sta provando a favorire fino all’ultimo un’intesa che salvi la maggioranza di governo. Se così non dovesse essere, il ritorno alle urne potrebbe diventare una prospettiva sempre più reale. E per Berlusconi si aprirebbe, anche in questo caso, la possibilità di prendere due piccioni con una fava. Se gli italiani dovessero votare per rinnovare contemporaneamente il parlamento italiano e quello di Strasburgo, si verificherebbe l’occasione migliore per dare il via a quel rinnovamento di Forza Italia più volte annunciato e finora sempre bloccato da qualche resistenza interna. È questa la seconda partita che il Cavaliere sta giocando. Lo scontro con Fitto nei giorni scorsi ha lasciato qualche segno. Berlusconi non si aspettava una presa di posizione così netta dal leader dell’area lealista. Ma ora, dopo una piccola fase di riflessione, è pronto ad andare fino in fondo sulla definizione dell’organigramma che dovrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana. Al comitato di presidenza, composto da 35-36 esponenti, si affiancherà un direttorio politico di una decina di elementi, con Giovanni Toti a dirigere le operazioni quale «portavoce». Per ora, però, l’unico ruolo ufficializzato è stato quello di Daniela Santanché, che si occuperà del foundraising. Un compito, in previsione dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che si rivelerà cruciale.
Il Cav esulta: «Cambieremo il Paese»
Berlusconi si gode l’accordo con Renzi su sistema spagnolo e riforme. Oggi alle 16 l’incontro nella sede del Pd. Nomine di FI la prossima settimana
