Politica

De Mistura: «Ecco come riporteremo a casa i marò»

L’inviato del governo in India: «No alla legge antipirateria, in Italia durante il processo». Lunedì l'udienza alla Corte suprema indiana

Con «una energica opera diplomatico-giuridica» potremo riportare a casa i nostri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò detenuti in India: l’azione italiana è illustrata dall’inviato del governo Staffan de Mistura che spiega: «Il ritardo nella formulazione di un capo di accusa contro i nostri fucilieri di marina da parte della polizia federale è, prima di tutto, una grave mancanza di rispetto nei confronti della Corte Suprema indiana, alla quale ci siamo appellati e dalla quale saremo ascoltati lunedì stesso, chiedendo che i marò possano rientrare in Italia in attesa del processo». Altro punto fondamentale è il non utilizzo nei confronti di Latorre e Girone del Sua Act, la legge antiterrorismo che prevede la pena di morte. Ieri de Mistura ha partecipato, a Palazzo Chigi, alla riunione della task force interministeriale presieduta dal premier, Enrico Letta, a cui hanno preso parte i ministri degli Esteri, Emma Bonino, e della Difesa, Mario Mauro più alti rappresentanti della Giustizia e degli Interni. Durante la riunione de Mistura ha riferito di come si è concretizzata quell’«iniziativa molto forte e decisa per uscire dall’impasse», che da quasi due anni tiene bloccati i nostri marò. Ambasciatore Staffan de Mistura, lo scorso 13 gennaio il governo italiano ha presentato una petizione urgente alla Corte suprema indiana, vuole spiegare ai nostri lettori come è nata questa iniziativa? «Per un periodo di tempo si è pensato di seguire i consigli, da parte indiana, per il perseguimento di un processo rapido ed equo. Questo perché non sono stati possibili interventi interministeriali all’inizio della crisi, prima che i marò entrassero nell’ingranaggio legale indiano. C’è stata poi un’escursione di tre mesi, che ci ha fatto perdere del tempo, però ne valeva la pena. Ora sono passati molti mesi e la Nia, la polizia federale indiana, non è riuscita a produrre un rapporto sull’accaduto e nemmeno un capo d’accusa. Per questo è stato necessario questo intervento e per scongiurare l’utilizzo del Sua Act». Ci spieghi questa legge. «Il Sua Act è una disposizione che permette di agire contro il terrorismo e la pirateria in acque internazionali e nasce dopo lo shock dell’attacco a Mumbai. Il Sua Act agisce su quattro livelli, primo: equipara gli accusati a terroristi, ma i soldati italiani non sono terroristi. Secondo: prevede l’onere della prova a carico degli accusati. Terzo: estende la giurisdizione indiana fino a 200 miglia dalla costa e infine contempla l’uso della pena di morte. Ma sono certo che in questo caso non verrebbe mai usata». Qual è stata l’azione italiana? «Di fronte all’inaccettabile, possibile applicazione del Sua Act c’è la linea rossa del governo italiano che si è rivolto alla Corte suprema indiana, al di sopra di tutti, anche della polizia federale. È stata presentata una petizione urgente e la velocità con la quale la Corte ha risposto al nostro ricorso, l’esame inizierà lunedì prossimo, indica come la Corte stessa sia stata offesa da questo ritardo. Infatti è trascorso un anno da quando (il 18 gennaio 2013) la Corte Suprema indiana ha ingiunto alla polizia investigativa Nia di accelerare i tempi per arrivare in pochi mesi, si era parlato di tre, alla conclusione delle indagini e all’inizio del processo». Cosa viene chiesto con il ricorso alla Corte suprema indiana? «Con la petizione vengono avanzate tre richieste: la formulazione del capo di imputazione che deve essere immediata, in considerazione dell’eccessivo ritardo accumulato fino ad oggi; che non si ricorra al Sua Act, appunto la legge contro pirateria e terrorismo; che i nostri marò possano tornare in Italia in attesa del processo. Data la grande autorità e nota serietà della Corte suprema indiana confidiamo nella sua azione. Quella di lunedì sarà probabilmente un’udienza interlocutoria, ma permetterà agli avvocati di insistere fortemente perché si accelerino i tempi». Lei è appena tornato dall’India, ripartirà subito? «No per il momento resterò in Italia, dove è necessaria la mia presenza per il coordinamento. In India ci sono gli avvocati italiani e un pool dei migliori avvocati indiani. I migliori, come riconosciuto da tutti. Non molleremo, puntando sull’eccessivo ritardo accumulato fino ad oggi, sulla non utilizzazione del Sua Act, sul rientro a casa dei nostri ragazzi in attesa del processo. La nostra è un’azione diplomatica, ma energica. Anzi, un’azione diplomatica e giuridica energica». Cosa pensa delle iniziative intraprese in Italia? «Vediamo con grande interesse la varie iniziative che sono state organizzate per dare sostegno ai nostri militari. In particolar modo quella della delegazione dei parlamentari italiani in India, perché è importante che i marò sentano di non essere soli e anche perché in India capiscano quanto per noi sia importante e urgente la soluzione di questa vicenda».

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