Politica

De Girolamo smonta le accuse. Ma chi vuole sfiduciarla è assente

Assenti gran parte dei deputati Pd e M5S durante la risposta del ministro dell'Agricoltura all'interpellanza sulla vicenda della Asl di Benevento

L'Aula di Montecitorio è praticamente deserta quando Nunzia De Girolamo inizia il suo «esercizio di verità» di fronte al Parlamento rispondendo all'interpellanza urgente presentata dal Pd nei suoi confronti. Il ministro delle Politiche agricole si ritrova sul banco degli imputati, vittima del fuoco amico dell'alleato di Governo, dopo le intercettazioni emerse in un'inchiesta sulla Asl di Benevento che «hanno rivelato l'esistenza di una serie di incontri» in cui il ministro, all'epoca deputata del Pdl, confrontandosi «con i vertici dell'azienda sanitaria locale e con persone di sua fiducia, affrontava alcune questioni riguardanti l'appalto per il servizio 118, l'ubicazione di presidi e strutture della Asl e i controlli da effettuare in alcuni ospedali». Ad ascoltare il ministro in quota Ncd ci sono un'ottantina di deputati. Tra i Dem, scuro in volto, è presente Francesco Boccia, marito della De Girolamo. Pochi anche i rappresentanti del M5S, che pure nei confronti della titolare dell'Agricoltura hanno chiesto di calendarizzare una mozione di sfiducia. È venerdì e le interpellanze non prevedono votazioni, si scherza tra i corridoi di Montecitorio e sui Social network, e pronta arriva la replica grillina. «A tutti quegli ignoranti che parlano di assenza del M5S alle parole della #degirolamo parlando di week-end lungo o come se l'assenza fosse un fatto negativo vi informo che: è stata una sceneggiata (cosa che dovreste denunciare con schifo) e che erano e sono in corso le commissioni», scrive su Facebook l'ex capogruppo M5S alla Camera Riccardo Nuti a fine mattinata, glissando sul fatto le commissioni di Montecitorio convocate in mattinata siano soltanto Affari costituzionali e Finanze. Assenze a parte, «l'esercizio di verità» della De Girolamo ha inizio. «Vengo qui con spirito di grande serenità» esordisce, incurante del cartello esposto in aula dal deputato Pd che recita «Non mi occupo di agricoltura, ma di Asl e bar». «La mia vita di politico, di persona e di donna è stata travolta da un linciaggio e da un accanimento senza precedenti - attacca - ma mai, mai e poi mai, ho abusato del mio ruolo di deputato e mai, mai e poi mai, ho violato la legge». Il ministro ricostruisce la vicenda che ha portato agli arresti domiciliari quattro imprenditori e reso destinatari di provvedimenti cautelari due dirigenti della Asl di Benevento, Felice Pisapia, già direttore amministrativo e responsabile finanziario, e Federico Russo, dirigente del servizio farmaceutico. L'accusa per tutti è di truffa aggravata e continuata in concorso e peculato ai danni della pubblica amministrazione. «Nell'ordinanza della misura cautelare il Gip - attacca il ministro - ha riconosciuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di tutti gli indagati», sottolineando «lo spessore delinquenziale» di Pisapia. «Mai, mai e poi mai – spiega di Girolamo, che ripete quasi ciclicamente questa fase per dar forza alla sua estraneità – il mio nome è coinvolto nella truffa ai danni dell'Asl di Benevento che riguarda altre persone, una delle quali ha costruito il dossier abusivo e illegittimo su di me, frutto di un complotto ordito ai miei danni». Il ministro fa notare in più di un'occasione come il dibattito in aula tragga origine «da un'attività illecita» di registrazione di riunioni private. «Sono state estrapolate, private, dal loro contesto originario, una serie di espressioni – spiega – che, collegate fra loro, costituiscono un suggestivo richiamo giornalistico, ma non sono la verità». Il bar e l'ospedale, sottolinea, snocciolando punto per punto la sua di verità, «non hanno mai ricevuto su mia pressione» alcun controllo della struttura dell'Asl. Falsa, secondo l'esponente Ncd, anche l'accusa di aver manovrato l'Asl per fini elettorali («Mai bugia fu più grossa, anche perché, visto l'attuale sistema, non vi sarebbe stato alcun bisogno di 100 voti in più o di 100 voti in meno») così come quella - e in questo caso, aggiunge, «l'accanimento è ancora più evidente» - di avere interferito con gli incarichi dirigenziali dell'Asl. «Non ho mai indicato dirigenti medici o professionisti da nominare», ribadisce. Anche se, ammette, «non posso negare che mi sia stato da più parti richiesto, anche da persone autorevoli, di intervenire per far attribuire incarichi nelle strutture sanitarie» a parenti e amici. «Ma ho sempre detto "no" - assicura - e forse oggi mi fanno pagare anche questo». Ribadendo di essere «sempre stata serena» De Girolamo quasi si commuove quando pensa a un futuro in cui sua figlia «possa andare a testa alta» e affermare che «mai, mai e poi mai» sua madre «ha abusato del ruolo di deputato, ha violato la legge e la Costituzione, o ha calpestato quella bandiera alla quale si inchina ogni mattina quando entra nel suo ufficio». La verità del ministro, tuttavia, non basta ai grillini, intenzionati - anche se assenti - a presentare la mozione di sfiducia. Sembra invece soddisfare Scelta Civica, che non appoggerà la manovra M5S. Ancora una volta, insomma, sarà lo «strano» alleato Pd ad essere determinante. «Vi sono zone d'ombra che andranno approfondite», spiega in aula il Dem Andrea De Maria, ricordando - come ha già fatto in passato Matteo Renzi - che per situazioni a suo dire «molto meno rilevanti» Josefa Idem si è dimessa. La palla, insomma, anche questa volta è nelle mani di Enrico Letta. I suoi, però, sono stati chiari. Sul caso De Girolamo come su tutto il resto «saremo molto esigenti».

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