Il barometro del Nazareno continua a segnare tempesta. La prima direzione dell’èra Renzi si chiude con l’approvazione della relazione del segretario, senza tuttavia che avvenga alcuna ricomposizione con la minoranza Pd che fa riferimento all’ala Cuperlo e ai giovani turchi. Questi ultimi avevano chiesto una presa di posizione netta di Renzi a sostegno del governo. Un’apertura che però non arriva, nonostante il lungo colloqui telefonico prima della direzione tra il segretario e il presidente del Consiglio Enrico Letta. Renzi continua a pungolare l’esecutivo e ribadisce l’intento di voler «cambiare la politica e se non riusciamo saremo noi i responsabili e verremo spazzati via». Quindi niente rimpasto, il segretario continua a non chiederlo: è una questione che riguarda solo Letta. E comunque «l’obiettivo non è sostituire due ministri renziani con due non renziani, ma creare un sistema istituzionale e politico che duri per i prossimi vent’anni, almeno». Sulle riforme, dice, «mi gioco tutto e ci giochiamo la faccia» e «l’elenco dei fallimenti» dei primi dieci mesi di governo è sotto gli occhi di tutti: riforme e legge elettorale non sono state fatte. «O il Pd riesce a fare le riforme o andiamo a una devastante campagna elettorale in cui l’antieuropeismo di Grillo si salderà con quello di Berlusconi con argomenti demagogici. Ci diranno: siete voi i responsabili», dice Renzi che però precisa che non vuole disarcionare Letta: «Sono l’unico che non ha mai posto un termine finale al governo», a una condizione: «Si può andare avanti finché si fanno le cose, si realizzano dei risultati». Il segretario torna a chiarire che non intende far cadere il governo, ma rivendica la libertà di criticare l’esecutivo. «Possiamo dirlo o no che il governo se fa bene una cosa si merita il nostro bravo e se fa male si merita una critica? Far notare gli errori non è cercare di fare le scarpe al premier, è cercare di dargli una mano, chi gli fa notare gli errori gli vuole bene. Il governo ha tutto il diritto di andare avanti, ma abbia la forza di racontarci una visione e un orizzonte». Anche perché «se fallisce il conto lo portano noi. Il governo non lo logora il Pd, ma si logora se non fa le cose. Il governo è al minimo storico di gradimento. Non mi fa piacere, mi terrorizza. Dobbiamo invertire la china, dare forza al governo». Parole che non passano sotto silenzio. «Sono d’accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell’azione di governo - dice il premier Letta - Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare a un risultato positivo a breve. Ovviamente ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente che questo governo ha dietro le spalle». Ma Renzi rintuzza: «Non mi interessa il giudizio sui nove mesi, io ce l’ho chiaro. È quello che si sente non nei mercati internazionali, ma nei mercati rionali». L’ala Cuperlo non ci sta e l’ex viceministro all’Economia Stefano Fassina chiede che il Pd la smetta di «fare la maestrina» ed «esca dall’ambiguità» sostenendo Letta. Anche sulla legge elettorale Fassina reputa giusto coinvolgere le opposizioni, «ma faccio fatica a prendere lezioni da chi, quando dicevo ad aprile che l’arbitro andava scelto con tutti, mi diceva che facevo l’inciucio». Il dialogo tra Renzi e il Cav continua a mandare in fibrillazione i cuperliani. Il segretario però tira dritto («Si parla con tutti e ovunque, ma respingo il ricatto di chi dice: facciamo la legge elettorale ma votiamo a maggio»), scansa la voglia di proporzionale, rilancia il premio di maggioranza («è ineludibile») e sfida la politica sul voto segreto sulla legge elettorale: «Non sono preoccupato. Se qualcuno pensa di giocare con l’arma del voto segreto sulla pelle degli italiani se ne assumerà la responsabilità, salterà la maggioranza». Di legge elettorale il Pd discuterà lunedì in una direzione ad hoc che verrà convocata a Parma, «da Bersani». Ma sul modello c’è ancora divisione: i cuperliani propendono per il doppio turno di coalizione che tanto piace ad Alfano, ma Renzi aspetta: «Propongo ai partiti un accordo nobile e serio: legge elettorale, riforma del Titolo V e trasformazione del Senato in Camera delle autonomie». Letta evita polemiche: «Sono fiducioso in un risultato positivo dell’iniziativa opportuna e coraggiosa che Renzi ha assunto sulla legge elettorale».
Renzi boccia Letta: 10 mesi di fallimenti
Il segretario alla direzione Pd: «Il gradimento del governo al minimo storico» Il premier: ora la svolta. Fassina lo difende: Matteo smetta di fare la maestrina
