È già caos sulle detrazioni alla Tasi con il rischio che gli sconti fiscali riguarderanno una platea molto stretta di proprietari di immobili. Il problema consiste nella difficoltà a stabilire quale sarà la nuova no tax area. Il governo giorni fa ha preparato un emendamento, ancora da presentare, nel quale viene prevista la possibilità per i Comuni di alzae le aliquote massime della Tasi pari al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per le seconde case, di un gradino ulteriore compreso tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille. Questo aumento però è vincolato all’obbligo di prevedere detrazioni per le famiglie meno abbienti. E qui cominciano i problemi. I Comuni, secondo quanto è emerso al Consiglio nazionale dell’Anci, riunito ieri, hanno posto il problema della complessità dei calcoli per definire le possibili detrazioni e la platea alla quale applicarle. Va preso a riferimento l’Isee o la rendita catastale? E se una famiglia di reddito medio abita in un immobile con rendita catastale bassa che si fa? Sono questi due tra i numerosi interrogativi ai quali è complicato dare una risposta. Ma per i Comuni si pone soprattutto il problema della mancanza di risorse giacchè, dicono, il gettito della Tasi è inferiore a quello dell’Imu del 2013. Il presidente dell’Anci, Piero Fassino ha detto che rispetto all’anno scorso i Comuni avranno a disposizione 1,5 miliardi in meno per i loro bilanci. Fassino schiede al governo un incontro a breve perchè i Comuni sono vincolati dalla legge a presentare e approvare i bilanci entro il 28 febbraio. «Siccome non possiamo fare i bilanci in poche ore, abbiamo bisogno di sapere tempestivamente l'entità delle risorse di cui disponiamo e che entro gennaio si arrivi a una soluzione della questione». L’Anci offre anche la soluzione al rebus. Siccome non si possono alzare ancora le aliquote, basterebbe che il gettito della tassazione sugli immobili di categoria D (quelli destinati ad attività economiche e produttive, i capannoni) anzichè andare allo Stato vada nelle casse dei Comuni. «Non si capisce perché se l'Imu e la Tasi sono tributi locali, quella sugli immobili dediti ad attività economiche debba essere prelevata dallo Stato. Chiediamo che sia lasciata ai Comuni - sottolinea -, affinché si possano coprire sia le detrazioni per le famiglie deboli e a reddito basso, sia il minor gettito che i Comuni rischiano di soffrire nel passaggio da una Imu sulla prima casa che prevedeva il 4 per mille a una Tasi che prevede il 2,5 per mille». Senza risorse aggiuntive, avverte Fassino, sono a rischio «i servizi che diamo ai cittadini: asili nido, scuole materne, trasporto pubblico, politiche ambientali». L'Anci quindi ha minacciato di continuare le forme di mobilitazioni portate avanti fino ad ora (la non partecipazione alla Conferenza unificata Citta-Regioni-Stato) e ha confermato, per il 29 gennaio, la convocazione dell'Assemblea nazionale straordinaria dei sindaci a Roma. Le richieste di Comuni sono state criticate dalla Confedilizia che ha chiesto di sottoporle a un «controllo parlamentare. Devono giustificare le proprie pretese». L’associazione dei proprietari sottolinea che «gli enti locali italiani sono gli unici in tutta Europa a non avere alcun controllo della loro spesa. Insieme alle Regioni i grossi Comuni sono gli enti che più sprecano in tutta Italia. Tra il 1992 e il 2012 hanno aumentato le spese del 126,5% mentre i trasferimenti dello Stato sono aumentati nello stesso periodo di più del 20%». Confedilizia punta il dito contro «il caos fra Imu, mini Imu e Tasi» che ha partorito nel 2013 ben 104.000 aliquote». Intanto Saccomanni torna a difendere la mini Imu sottolineando che sarà assolutamente soft. Il ministro dell’Economia, in una audizione alla Commissione Finanze della Camera, ha ribadito che la mini Imu costerà ai contribuenti «meno del 10% di quanto sarebbe stato altrimenti dovuto». Quanto agli aumenti delle aliquote Imu da parte dei Comuni «si sono resi necessari per salvaguardare l'equilibrio di bilancio dal momento che era impossibile attivare strumenti impositivi alternativi». Inoltre con la mini Imu, secondo Saccomanni, «viene assicurato un trattamento equo dei contribuenti, non discriminandoli in base alla tempistica con cui i Comuni sono intervenuti sul tributo». Infine ha confermato la scadenza del 24 gennaio per il versamento dell’imposta.
Comuni nel caos tra detrazioni e bilanci
L’allarme dell’Anci: difficile stabilire quali famiglie pagheranno meno Fassino: «Mancano 1,5 miliardi». E chiede l’Imu sugli immobili industriali
