Come si dice in questi casi, la giustizia faccia il suo corso. Non fa eccezione l’indagine nei confronti di Manlio Cerroni, titolare della discarica di Malagrotta a Roma. Mi auguro che non accada in tempi biblici. Ciò che mi pare onestamente intollerabile però è lo strato di ipocrisia che copre buona parte dei commenti a questi fatti. Malagrotta non era un mostro cresciuto come un alieno sconosciuto. È stato il modo con cui Roma ha smaltito per decenni i suoi rifiuti. Non una discarica monstre, ma, un luogo ben organizzato e tra i primi a sperimentare forme di separazione e recupero dei rifiuti, come documenta il Nyt più di 30 anni fa, e di utilizzo del gas prodotto dalla fermentazione come combustibile per autotrazione. Il tutto a un costo più basso di altri siti italiani. Né deve essere il termine discarica a inorridirci. In Italia circa il 45% dei rifiuti finisce in discarica. Certo a Roma le funzioni di Malagrotta si sarebbero dovute ridurre da un bel po’. Sono ormai vent'anni e forse più che la legislazione europea considera la discarica l'ultimo stadio dopo che prevenzione, recupero, riciclaggio abbiano fortemente ridotto la quantità dei rifiuti da smaltire. Ma non è raccontando frottole ai cittadini e a se stessi che si raggiunge questo obiettivo. A Roma e nel Lazio si è sempre manifestata la più sorda e cieca opposizione a qualsiasi ipotesi di impianto alternativo a Malagrotta.Grazie al basso costo che garantiva non è mai convenuto fare differenziata, riciclaggio o attivare investimenti in tecnologie più avanzate, come qualche necessario termovalorizzatore, che rappresenta nell' Europa evoluta del Nord la tecnologia principale per la quota non recuperabile di rifiuto. Le diverse Amministrazioni, tutte, si sono ben guardate dal prendere di petto questa spinosa situazione, prostrati ed inermi di fronte alle proteste dei vari comitati. Inventandosi quindi parole d'ordine impraticabili come obiettivi di recupero dei rifiuti che nemmeno Svezia ,Norvegia e Germania hanno mai raggiunto. Eppure sarebbe bastato guardare un po' più a Nord, in Toscana o in Lombardia, in Trentino o in Emilia Romagna per trovare le soluzioni. Sono luoghi dove riciclaggio, termodistruzione e discarica si bilanciano in modo equilibrato. Se invece si preferisce guardare verso Napoli si fa la fine di Napoli. Malagrotta diveniva quindi la soluzione obbligata ed inevitabile. Ed infatti oggi che Malagrotta è chiusa dove finiscono i rifiuti romani? In giro per l'Italia o per il mondo, si dice persino a Palma di Majorca, in discariche e termocombustori di proprietà di aziende di altri comuni italiani o stranieri. Aspettando che qualcuno, qui, prenda qualche decisione.
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