Politica

Alla Garbatella spariscono papà e mamma

Il Municipio guidato da Sel obbliga i prof a usare la terminologia «genitore 1» e «genitore 2»

È l’VIII Municipio di Roma Capitale il primo ente locale italiano ad abrogare dal lessico scolastico e burocratico i termini «padre» e «madre». Nelle scuole di ogni genere e grado della Garbatella e dintorni da oggi in poi ci saranno solo il «genitore 1» e il «genitore 2». Gli insegnanti non potranno più pronunciarle quelle brutte parole, «padre» e «madre». Dopo la proposta avanzata dal liceo classico Mamiani - simbolo dell’intellighenzia di sinistra - e l’apertura del ministro Kyenge, si passa dalle parole ai fatti. E non è un caso che l’offensiva alla famiglia tradizionale sia partita proprio da lì, da quel quartiere popolare dove - a parte aver dato i natali a Giorgia Meloni e qualche sparuto avamposto di centrodestra - a dettare legge sono Sel e la sinistra Pd. Un modello politico replicato al Comune e in Regione. Così, tra occupazioni abusive e case popolari fatiscenti, il Consiglio municipale non ha trovato niente di meglio su cui discutere che l’abolizione dei termini «padre» e «madre». Troppo anacronistici. È l’«aggiornamento della terminologia parentale» la nuova frontiera dei diritti civili per non discriminare i bambini che non hanno entrambi i genitori o figli di genitori separati che magari ne hanno tre o quattro. Non si ricordano, tuttavia, nelle generazioni precedenti particolari episodi di disagio psicologico o sociale di studenti orfani o di genitori separati, se non il normale disagio che può provare un bimbo che quando torna a casa trova solo la madre. Dirà «buonanotte genitore 2» dopo aver ricevuto il bacio sulla fronte ed essersi visto rimboccare le coperte? Il problema si risolve cambiando il lessico sul libretto delle giustificazioni? E i lavoretti a mano che facevamo a scuola per la festa del papà o quella della mamma verranno anch’essi aboliti? Dubbi che in VIII Municipio non hanno avuto. La risoluzione è passata con un consenso bulgaro, tra le ire del centrodestra. L’ex sindaco Gianni Alemanno ribadisce che «la famiglia fondata sul matrimonio e sull’unione tra uomo e donna resta il pilastro della società e le istituzioni devono sostenerla». Glauco Rosati e Andrea De Priamo (rispettivamente capogruppo municiapele portavoce romano di FdI) definiscono l’iniziativa una «buffonata» e un’«idiozia ideologica che cancella millenni di civiltà». Il consigliere municipale Maurizio Buonincontro, eletto nelle liste Pdl, parla di «solito attacco ideologico ai valori della famiglia da parte della sinistra, che non sapendo gestire il territorio ripiega su questioni simboliche». L’impressione è che dietro tutto ciò si nasconda l’idea di far entrare dalla finestra quello che non può, in mancanza di una legislazione nazionale, entrare dalla porta: le unioni civili, cioè omosessuali. Il tema è d’attualità, perché tra caos rifiuti e nomine sbagliate, il sindaco Marino non ne riesce ad azzeccare una. L’amministrazione è ferma e manca un’idea di città. Così meglio cavalcare il movimentismo di sinistra: prima le luminarie di Natale in omaggio a gay e pacifismo, poi l’accelerazione sul registro delle unioni civili da approvare al più presto in Campidoglio come chiede la fidata Cattoi. Roma Capitale: la prima città italiana in cui un ente di prossimità elimina papà e mamma.

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