«I marò chi?». Gli indiani di Roma ne sanno poco, anzi nulla dei nostri due fucilieri di Marina confinati da due anni a New Delhi. Ci siamo fatti un giro nei loro locali, ristoranti negozi ed alimentari, in tre su dieci hanno riconosciuto qualcosa di «familiare» nei titoli di giornale che gli abbiamo aperto davanti pur ricostruendo una versione piuttosto semplificata della vicenda – «hanno sparato a due indiani» – mentre gli altri, tra un «non mi interessa» o «non conosco bene la lingua», hanno gentilmente indicato la porta. Tra chi parla c’è Chouhan Mahender Singh, che gestisce il ristorante indiano di via San Francesco a Ripa a Trastevere: ci vanno spesso «molte personalità anche indiane», racconta davanti alla foto-ricordo con Kabir Bedi che esibisce in bacheca, e sui marò è «sicuro che alla fine non ci sarà la pena di morte, non lo farebbero mai con due italiani, non hanno ucciso una donna o sterminato una famiglia». Ricordiamo che il caso, in realtà, è più complesso ma lui insiste: «Ho sentito qualcosa in tv un po’ di tempo fa, so che hanno ucciso due persone, hanno sbagliato ma è stato un incidente, per me non era voluto, è giusto che si spieghino davanti ai giudici indiani, perché è successo là, ma la pena di morte è esclusa». Spostandoci verso il centro, in un altro ristorante indiano in via dei Serpenti, Mohsin Rehman spiega che «io sono originario del Pakistan, chiedere a me non fa testo, noi abbiamo problemi peggiori con le autorità indiane, ricordo solo che una volta l’America è riuscita a riportare a casa due cittadini che non si erano comportati bene in India, secondo me i giudici italiani dovrebbero giudicarli». Stessa via, altro ristorante il Mother India, altri indiani, nessuno appare neanche incuriosito: «Non sappiamo nulla». Ha sentito qualcosa, un «amico che parlava al telefono col titolare del ristorante» Deu, che si affaccia fuori dal locale di via Palermo: «Non ne ho mai parlato con nessuno, qui vengono tanti indiani, anche italiani, ma non se ne discute, so solo che in due hanno sparato e poi basta», e allarga le braccia. Lasciando il centro , verso piazza Vittorio, chi risponde dice di non sapere nulla di quello che è successo». Così al ristorante Krishna di via Foscolo, più su nell’alimentari verso la piazza ed al Little India di via Principe Amedeo: «Non ci interessa». Sanno «poco l’italiano, non sappiamo rispondere» anche al Gourmindia di via Labicana, gli facciamo vedere una «vecchia» immagine, incalziamo ma la conversazione non decolla: «Non abbiamo un'opinione, non ne abbiamo mai sentito parlare».
«Quali fucilieri?» Nei locali indiani silenzi e poca informazione
Erica Dellapasqua «I marò chi?». Gli indiani di Roma ne sanno poco, anzi nulla dei nostri due fucilieri di Marina confinati da due anni a New Delhi. Ci siamo fatti un giro nei loro locali,...