Politica

Marò, il Cocer della Marina: "Va aperta un’inchiesta"

Da documenti ufficiali appare che fu la Marina Militare italiana a dare il via libera alla nave "Lexie" che si stava dirigendo verso il porto indiano di Kochi

Mentre sul caso dei marò in Italia si chiede da più parti l’istituzione di una commissione d’inchiesta appare, da documenti ufficiali, che fu la Marina Militare italiana, il 15 febbraio del 2012, a dare il via libera alla nave «Lexie» che si stava dirigendo verso il porto indiano di Kochi. La responsabilità del fatto, che portò poi all’arresto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da parte delle autorità di New Delhi, non sarebbe tutta dell’armatore. Almeno questo è quanto emerge dalla dichiarazione dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata che, il 13 marzo successivo, riferì in senato: «È stato più volte sollevato l’interrogativo sul perché la nave sia entrata nelle acque indiane e sul perché i militari siano scesi a terra - spiega il ministro nel pomeriggio, di fronte all’aula - L’ho già detto pubblicamente da diverso tempo, in diverse occasioni: siamo tutti d’accordo che la nave non avrebbe dovuta entrare in acque indiane e i militari, di conseguenza, non avrebbero dovuto essere obbligati a scendere a terra». E poi Terzi spiega come e perché questo è avvenuto: «Nel primo caso - l’ingresso della nave in acque indiane - si è trattato del risultato di un sotterfugio della polizia locale, in particolare del Centro di coordinamento per la sicurezza in mare di Bombay, che aveva richiesto al comandante della Lexie di dirigersi nel porto di Kochi per contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati. Sulla base di questa richiesta, il comandante della Lexie, acquisita l’autorizzazione dell’armatore, decideva di dirigere in porto e il comandante della squadra navale e il Centro operativo interforze della Difesa non avanzavano obiezioni, in ragione di una ravvisata esigenza di cooperazione antipirateria con le autorità indiane, non avendo essi nessun motivo di sospetto. Nel secondo caso, quello della consegna dei marò, essa è avvenuta per effetto di evidenti, chiare, insistenti azioni coercitive indiane». All’epoca dei fatti il il Comandante della Squadra navale era l’ammiraglio Binelli Mantelli, successivamente Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e attualmente Capo di Stato Maggiore della Difesa. L’ufficio stampa dello Stato Maggiore della Difesa, invitato ad esprimersi, ha risposto che loro del caso non parlano, perché tutta la vicenda dei marò è ora in mano al dicastero degli Esteri. Il seguito della storia di Girone e Latorre può essere letto più avanti nel documento che riporta le parole dell’allora ministro Terzi: a prelevare i nostri fucilieri di marina, Girone e Latorre, si presentavano «30 uomini armati». Particolari che hanno fatto crescere il disagio che ormai da due anni cova tra gli uomini con le stellette che vorrebbero vedere tutta la vicenda risolta e chiarita. In proposito il Consiglio Centrale di Rappresentanza, l’istituto interno alle Forze Armate che si occupa della tutela dei militari, ha da tempo sollecitato un contatto con la persona designata dal governo che sta affrontando la vicenda, senza riuscirci. «Abbiamo chiesto un incontro con il delegato de Mistura - spiega il maresciallo Ciavarelli, delegato del Cocer Interforze - vogliamo finalmente avere un po’ di chiarezza non solo sulla condizione morale e personale dei due colleghi, ma soprattutto su cosa si sta facendo riguardo gli aspetti diplomatici e di diritto internazionale per riportarli a casa. Anche in considerazione - aggiunge il maresciallo - del forte malumore che stanno esternando tutti i militari perché toccati nella loro dignità». E tra gli interrogativi c’è anche il desiderio di sapere se sul caso marò è stata mai effettuata un’indagine interna per stabilire le responsabilità, perché in molti sono convinti che, a parte la condotta delle autorità indiane, sia stato commesso più di un errore con un paese che non è nella Nato. E il desiderio di appurare la dinamica dei fatti non è solo dei militari. Il deputato Edmondo Cirielli ha annunciato ieri di aver presentato «a nome del gruppo di Fratelli d’Italia, una proposta di legge per chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sequestro e la detenzione illegale dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone». E ancora: «L’obiettivo - ha spiegato - è individuare le responsabilità politiche di chi ha assunto decisioni tanto gravi e tanto sbagliate a Parlamento sciolto ed urne aperte e, in particolare, di chi il 22 marzo 2013 ha deciso di consegnarli alle autorità indiane nonostante quanto prescritto dal nostro Codice penale in materia di estradizione, dalla Costituzione e da due sentenze della Corte Costituzionale che si riferiscono proprio all’alibi di de Mistura e di Monti che giustificarono la loro decisione con una garanzia scritta di Delhi sulla "no pena di morte". Perché non è stato richiesto l’intervento dell’Onu per violazione del diritto internazionale commesso dall’India? Perché non sono state attivate le clausole previste in materia di mutua difesa dal Trattato della Nato e dell’Ue? Il "caso marò" è uno dei peggiori scandali della storia repubblicana».

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