Dopo che sono state rese note le motivazioni della sentenza con la quale la Consulta ha divorato buona parte del Porcellum, parte il veto incrociato dai diversi fronti dell’arco costituzionale sui sistemi elettorali messi sul tavolo da Renzi, costretto adesso a correre uno slalom senza sosta tra gli ostacoli frapposti dalle forze di maggioranza e opposizione, e dal suo stesso partito, all’approvazione di una nuova legge che il segretario del Pd vorrebbe subito, al più presto, anche in “48-72 ore”, diceva ieri. E i centristi vecchi e nuovi si sfregano le mani. Perché quel che resta della legge di Calderoli dopo l’intervento dei giudici costituzionali – che hanno cassato il premio di maggioranza senza soglia minima e le lunghe liste bloccate – è una proporzionale purissima con preferenza in pieno stile Prima Repubblica. Un sistema che potrebbe essere utilizzato al prossimo passaggio elettorale, se il Parlamento non deciderà per una nuova legge. Sulla quale, la sentenza della Corte, non pone veti peculiari almeno tra le tre carte messe sul tavolo da Renzi: Mattarellum corretto, sistema spagnolo con premio di maggioranza, “Sindaco d’Italia” con doppio turno di coalizione. E nella tattica degli accordi necessari per trovare la sintesi su un sistema piuttosto che su un altro, pesano come è ovvio gli interessi particolari delle forze in campo. Che hanno preso a darsi battaglia, mentre Matteo Renzi tenta la parte del mediatore, pronto ad ascoltare le ragioni di tutti e a trattare con tutti “per chiudere” in fretta. Anche col nemico numero uno: il Cavaliere. Che, è ormai deciso, incontrerà sabato a Roma nel tardo pomeriggio. Ancora top secret il luogo che però dovrebbe essere neutrale, per non creare ulteriori imbarazzi. Quindi niente palazzo Grazioli e niente Nazareno. Sicuramente sul tavolo del confronto ci sarà anche l'esito della direzione del Pd, in programma oggi pomeriggio, dove Renzi cercherà di riunire le anime del partito sia per quanto riguarda la preferenza sul sistema elettorale da adottare che sull'incontro con l'ex premier. Sul punto è fuoriuscito lo sdegno irritato della parte bersaniana del partito, che teme l'agguato. “Sento dire di incontri con Silvio Berlusconi al Nazareno – ha detto Alfredo D'Attorre - immagino che Renzi sarà cauto su mosse che possano resuscitare politicamente Berlusconi”. Danilo Leva, ex responsabile giustizia del Pd, area Cuperlo ribadisce la richiesta al segretario del partito di non trattare con Berlusconi: Voglio ricordare a Renzi che Berlusconi è un condannato in via definitiva per evasione fiscale. Lo sfido a trovare un Paese europeo in cui un personaggio del genere venga chiamato a decidere della legge elettorale”. Analogo appello a non stringere la mano dell'avversario per il rischio di infezione arriva da Nichi Vendola, leader di Sel: “Non discuta con Berlusconi. Tante cose non bisognava fare con lui. Non si doveva fare un governo, le riforme costituzionali, forse non era ancora pregiudicato, ma era pregiudicabile”. Renzi, attivissimo su Twitter in queste ore, ieri ribatteva cinguettando che “le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”. E quindi non si fa problemi a trattare con Berlusconi, magari per raggiungere l’intesa su quel sistema spagnolo con le liste bloccate brevi che tanto tenta il Cavaliere e che tanto spaventa i partiti più piccoli, che ne sarebbero penalizzati (Ncd in testa), così come la parte non renziana del Pd, che forse teme future epurazioni dalle liste elettorali. Angelino Alfano sul punto è stato chiaro: “Quella venuta fuori dalla Consulta non è la nostra legge elettorale, la nostra coincide con quella che ha fatto diventare sindaco Matteo Renzi. La legge ha funzionato per i Comuni e potrebbe funzionare anche per il Parlamento. Non ci facciamo dettare l'agenda da nessuno e con questa legge elettorale non vogliamo andare a votare". Insomma Alfano vuole il sistema a doppio turno, che potrebbe garantirgli nel futuro di galleggiare tra i giganti nelle urne. Renzi nel frattempo ascolta tutti. ieri ha incontrato lo stesso Alfano e Nichi Vendola e Denis Verdini, in vista del vituperato incontro di sabato col Cavaliere. E in generale si è preso la bocciatura da parte del movimento 5 stelle. Gianroberto Casaleggio ha bocciato tutte e tre le proposte del Pd: "Le tre proposte di Renzi non esistono, sono astratte ed evidentemente incostituzionali", ha detto ieri incontrando i membri pentastellati delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Il M5S è l’unica forza politica ad avere già depositato una proposta di legge elettorale. E non disdegna il Porcellum così come mutilato dalla Consulta. Fermo restando che anche su questo a decidere sarà la Rete. Gli attivisti grillini potranno modificarla attraverso referendum consultivi on-line che verranno appositamente convocati. Democrazia elettronica verso il proporzionale.
Legge elettorale, sabato l'incontro tra Renzi e Berlusconi
L'ira dei bersaniani e di Vendola. Oggi la direzione del Pd. Alfano preme per il doppio turno. E Casaleggio boccia tutte le proposte: sono incostituzionali, deciderà la Rete
