Politica

La doppiezza di Matteo doroteo e togliattiano

Più si agita e mostra i muscoli della bocca per sparare battute più o meno minacciose, rivolte soprattutto a chi ha il torto di partecipare ad un governo che pure è presieduto dal suo compagno di partito e «caro amico Enrico», più Matteo Renzi dimostra di avere ereditato il peggio della Dc e del Pci. Delle cui «anime» è composto il Pd. Il peggio della Dc era il doroteismo, inteso come disponibilità a tutto e a tutti pur di conservare il potere o di guadagnarne di più. Il peggio del Pci era la «doppiezza», rimproverata dagli avversari ma riconosciuta come un merito politico dagli stessi compagni a Palmiro Togliatti, «il migliore», capace di saltare gli ostacoli con la sua spregiudicata capacità di recitare due parti in commedia. Renzi è politicamente doppio anche nell'approccio con la cosiddetta questione morale, che pure ha cavalcato spavaldamente nella scalata alla segreteria del partito inseguendo, per esempio, i grillini sulla strada della espulsione di Silvio Berlusconi dal Senato. L’ha pretesa e ottenuta anche a costo di consentire l’applicazione odiosamente retroattiva di una sanzione e di negare con un sotterfugio interpretativo del regolamento l’esercizio del voto libero, cioè segreto, su una persona. Ed ora deve sentirsi contestare nel partito l’opportunità d’incontrare il Cavaliere «pregiudicato», limitandosi a trattare sulla legge elettorale con il simpatico concittadino Denis Verdini, a dispetto -una volta tanto, e per fortuna- dei suoi problemi giudiziari. Non passa giorno senza che il segretario del Pd e i suoi uomini, e donne, non cerchino di alimentare il rogo contro le ministre Anna Maria Cancellieri e Nunzia De Girolamo, ma anche contro il vice presidente del Consiglio Angelino Alfano, per quanto nessuno di questi sia stato sinora raggiunto neppure da un avviso di garanzia. Eppure i renziani garantiscono il massimo della copertura politica ai loro esponenti che sono sotto indagine e processo: da Vincenzo De Luca a Davide Faraone. A furia di scalciare, Renzi riuscirà probabilmente a provocare la crisi. Che potrebbe però trasformarsi nella sua rovina. Egli rischia di ricavarne dal capo dello Stato non il decreto di scioglimento anticipato delle Camere ma l’incarico di rimettere assieme i cocci a Palazzo Chigi. Sarebbe probabilmente lo scoppio di un pallone troppo gonfiato, senza che nessuno dei suoi avversari, interni ed esterni, più numerosi di quanto non si creda, sprechi neppure il classico spillo per bucarlo. La superbia, si sa, va in carrozza ma torna a piedi. Scalza, nel nostro caso.

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