Dovevano vedersi prima della direzione nazionale del Pd che ha approvato, con 35 astenuti e nessun voto contrario, la relazione del segretario Matteo Renzi. Si sono visti stasera a cena per un paio d'ore. Un chiarimento necessario visto che, parlando nella sede del Pd il sindaco di Firenze ha a lungo pungolato il governo, cercando di spronare il premier Letta e i suoi ad andare avanti sulle riforme. Tre gli elementi fondamentali intorno a cui orientare la rotta: no mini rimpasto, accordo con altre forze politiche su superamento indennità senatori e bicameralismo perfetto. "Sulle riforme ci giochiamo la faccia. Se mettiamo in fila i risultati di questi mesi siamo costretti a un elenco di fallimenti. Non siamo riusciti a fare una legge elettorale in questi primi dieci mesi, è saltata l'ipotesi di una grande riforma costituzionale, abbiamo perso l'occasione durante il governo Monti in cui il presidente della Repubblica aveva di fatto creato una sorta di doppio binario - al governo tecnico il compito di affrontare l'emergenza economica e al parlamento le riforme - abbiamo fallito. Abbondano i ministri delle Riforme, scarseggiano i risultati", ha insistito. "O il Pd riesce a fare le riforme o andiamo a una devastante campagna elettorale in cui l'antieuropeismo di Grillo si salderà con quello di Berlusconi con argomenti demagogici". E l'opinione pubblica non farà distinzioni: "Ci diranno voi siete responsabili del fallimento". Riflette sul significato delle primarie e del rimpasto. "Bisogna creare un sistema istituzionale e politico che duri per i prossimi vent'anni, almeno. Se il Pd fallisce sulla legge elettorale e sulle riforme gli elettori non faranno distinzione tra chi ha votato Cuperlo, Civati e Renzi. Faranno un pacchetto unitario e diranno: voi siete i responsabili dei fallimenti. Se non c'è questa consapevolezza noi saremo spazzati via. Abbiamo una sola possibilità". Per questo, spiega, "chi propone di metterci attorno a un tavolo e fare un rimpastino, perde drammaticamente di vista l'obiettivo che non è quello di mettere due ministri renziani, ma di cambiare un sistema politico che duri venti anni. Se questo non avviene perdiamo la dignità e la faccia". Rimpasto: "Sono l'unico che non ha mai posto un termine finale al governo. Si può andare avanti finché si fanno le cose, si realizzano dei risultati". Renzi ha chiarito che la proprità non è un rimpasto di governo, ma riforme che diano stabilità. "Chi propone oggi: sedetevi a un tavolo e fate un rimpastino sta drammaticamente perdendo di vista l'obiettivo essenziale. Il nostro obiettivo non è sostituire due ministri renziani con due non renziani, ma creare un sistema istituzionale e politico che duri per i prossimi vent'anni, almeno". E' tornato a chiarire che non intende far cadere il governo, ma ha rivendicato la libertà di criticare l'esecutivo. "Ho preso impegni emblematici ed evidenti, come quello di ricandidarmi a sindaco, che la prospettiva personale non è giocare un giochino all'interno degli intrighi di palazzo per prendere il posto di Enrico Letta. Sono andato da Letta due giorni prima di candidarmi a sindaco, ho cercato di inserire impegni tali che c'è un anno davanti. Dunque di che stiamo parlando? Di paure? Delle preoccupazioni?. Possiamo dirlo o no che il governo se fa bene una cosa si merita il nostro bravo e se fa male si merita una critica? Far notare gli errori non è cercare di fare le scarpe al premier è cercare di dargli una mano, chi gli fa notare gli errori gli vuole bene". M5S. Il segreatrio del Pd ironizza sulla bocciatura di Grillo delle sue proposte sulla modifica della legge elettorale. "Se c'è un guru come Roberto Casaleggio a dire che i modelli proposti da Matteo Renzi sono sbagliati allora è Cassazione...". Kyenge. "L'idea della Padania di pubblicare l'agenda degli appuntamenti del ministro Cecile Kyenge è ottima. Io c'ero quando Alfano mi ha dato la notizia e ha detto gli aumentiamo la scorta. Ecco, io invito i militanti del Pd a leggere gli appuntamenti sulla Padanià, i leghisti perbene non la leggono, ed essere loro la scorta più bella di Cecile partecipando ai suoi incontri». La risposta di Letta. Non impiega molto il presidente del Consiglio a replicare al segretario. "Sono d'accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell'azione di governo. Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare ad un risultato positivo a breve. Ovviamente ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente che questo governo ha dietro le spalle". Il premier si mostra fiducioso sulla modifica della legge elettorale: "Sono fiducioso in un risultato positivo dell'iniziativa opportuna e coraggiosa che Renzi ha assunto su questo tema". In chiusura della direzione, Matteo Renzi torna a parlare di pel premier: "Enrico ha fatto una dichiarazione che ha una parte positiva e una negativa. La parte negativa la prendiamo come i messaggi di Krusciov a Kennedy sulla crisi dei missili...". In serata, finalmente, il doveroso chiarimento faccia a faccia. Anche se le distante tra i due non sono certo colmate.
Dopo le polemiche Renzi e Letta si incontrano
Il segretario Pd aveva attaccato l'esecutivo: "Dieci mesi di fallimenti, avanti con le riforme". La replica del premier: "Sono d'accordo con Matteo sulla necessità di cambiamento, ma difendo il mio governo"
