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«Nessuna prova di rapporti sessuali con Ruby»

Oltre trecento pagine per provare a smontare, punto per punto, la sentenza di primo grado del processo Ruby, che ha visto Silvio Berlusconi condannato a sette anni per concussione e prostituzione...

Oltre trecento pagine per provare a smontare, punto per punto, la sentenza di primo grado del processo Ruby, che ha visto Silvio Berlusconi condannato a sette anni per concussione e prostituzione minorile. I legali del Cav, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno presentato in ricorso in appello contro la decisione del tribunale di Milano. Tra i vari punti affrontati, il diritto del Cav alla concessioni delle attenuanti generiche: «Acquista certamente giuridico rilievo - è scritto - il ruolo pubblico rivestito per quasi un ventennio come presidente del Consiglio e l’età dell’imputato che ha compiuto 77 anni». Generiche che, sostengono i legali, «erano state concesse nelle sentenze di primo grado lodo Mondadori e Ariosto-Sme». Gli avvocati, dopo aver sottolineato che Berlusconi è stato vittima «del più clamoroso caso di "intercettazione indiretta" di un parlamentare», puntano soprattutto a smontare l’accusa di concussione: «Non è facile - affermano - commentare prospettazioni così sconnesse alla realtà. Dalla lettura delle dichiarazioni di Ostuni non è francamente comprensibile come il tribunale abbia potuto ritenere che vi fosse stata nei suoi confronti una "forte coazione psicologica" e che la sua libertà sarebbe stata condizionata "gravemente" tanto da costringerlo a ordinare alla Iafrate di consegnare la minore alla Minetti per evitare il potenziale pericolo di subire pregiudizi in ambito lavorativo». Inoltre, i legali sostengono che «ammesso che vi sia stata costrizione nei confronti di Ostuni» bisogna provare che questa «si sia estrinsecata alla Iafrate», la funzionaria che affidò Ruby all’ex consigliere regionale. «Ma la dottoressa Iafrate lo esclude radicalmente e non è né pagata da Berlusconi, né a lui collegata o collegabile». Ghedini e Longo contestano anche i pagamenti del Cav a Ruby per «ammorbidirne» la testimonianza: «A parte negare il compimento di atti sessuali, la minore fornisce una descrizione delle serate assolutamente negativa e compromettente per l'imputato - scrivono i legali - quindi o il racconto di Ruby è credibile anche se spontaneamente mescola il vero e il falso, ma comunque nega qualsiasi atto sessuale, oppure non è possibile nemmeno lontanamente ipotizzare che vi sia stato un qualche intervento dell'imputato per ottenere una versione addomesticata perché, all’evidenza, mai avrebbe acconsentito che si narrassero vicende in molti punti molto pregiudizievoli». Infine, gli avvocati sottolineano che «i soggetti che erano venuti in contatto con Karima El Marough erano pacificamente tutti convinti che si trattasse di persona maggiorenne». E negano che ci siano prove di rapporti sessuali, sottolineando il tono «ridanciano» della conversazione tra Karima e un amico in cui la giovane, riferendosi a Noemi Letizia, disse: «Quella è la pupilla, io sono il culo».

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