Una telefonata breve (poco più che una manciata di minuti) e dai toni amichevoli spuntata fuori a margine della chiusura dell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Milano sulla presunta manipolazione del mercato dei titoli Premafin (la holding finanziaria attraverso cui il gruppo Ligresti controllava Fondiaria-Sai e di cui Unipol detiene ora l’80% delle azioni) e che vede come indagati, oltre all’ex patron Fonsai Ligresti, anche Giancarlo De Filippo e Niccolò Lucchini, accusati a vario titolo di tenere alto, grazie all’utilizzo di alcuni «trust» dietro cui ci sarebbero gli stessi Ligresti, il prezzo dei titoli delle società quotate in borsa. Nel corso della telefonata - depositata con l’atto di nuova chiusura indagine da parte del Pm milanese Luigi Orsi - Alfano (che ha abitato in una delle case dei Parioli, in via delle Tre Madonne, di proprietà dell’ex immobiliarista) e Ligresti prendono accordi per incontrarsi a cena assieme alle rispettive famiglie. Una telefonata dai toni amichevoli nella quale Ligresti invita il vicepremier a venire accompagnato da quanta più gente possibile anche perché «c’e mio figlio, mia figlia, mia moglie non c’è perché è dovuta rimanere a Milano - dice tranquillo Ligresti - perché ho fatto fare un tavolo grande quindi più siete e meglio è». I due si conoscono tanto che Alfano è a conoscenza degli impegni del figlio di Ligresti: «Ma... suo figlio, scusami, suo figlio - dice Alfano - non doveva uscire con la Geronzi con Mezzaroma e tutti gli altri». Una preoccupazione a cui Ligresti risponde tranquillizzando Alfano tanto «e va bene mio figlio anche se non c’è non è un problema... poi verranno dopo». La telefonata poi prosegue su toni scherzosi con Alfano che ironizza sul fatto che alcuni suoi amici non possono ancora trasferirsi a Roma: «Quelli ancora a Milano sono, se lei non gli dà la casa non possono venire qua», e con l’invito di Ligresti a passare anche prima nei dintorni del ristorante dell’Hotel «Villa Pamphili» perché «qui il panorama è bello quindi se anticipate un pochettino per fare un giro». La telefonata tra Alfano e Ligresti è stata depositata nei faldoni dell’inchiesta milanese ma non ha comunque alcuna rilevanza penale, anche alla luce del fatto che era risaputo che il vicepremier (così come parte del gotha del potere politico e imprenditoriale italiano) abitasse in un immobile nel cuore nobile della Capitale, riconducibile all’ex immobiliarista siciliano.
Intercettato con Ligresti Alfano come la Cancellieri
Vincenzo Imperitura Pare proprio esserci un filo (telefonico) rosso che lega l’ex immobiliarista Salvatore Ligresti con i massimi responsabili del ministero della Giustizia. Dopo le telefonate che...
