Politica

Il Cav fa sempre di testa sua. E frena su Toti

Al direttore del Tg4 solo il ruolo di segretario e responsabile comunicazione Berlusconi torna a Roma ed è giallo su una telefonata a Renzi sulla legge elettorale

La vittoria di tappa va ai «falchi», ma per vedere chi davvero uscirà vincitore dalla guerra per le poltrone in Forza Italia bisognerà ancora aspettare. Perché è vero che Silvio Berlusconi sembra aver ceduto alle pressioni di chi non voleva Giovanni Toti da solo alla guida del partito. Ma sono in tanti, in Transatlantico, a temere che l’aver escluso la figura del coordinatore unico dal partito rappresenti solo un contentino dato ai dissidenti. «Quando il presidente prende una decisione, alla fine la porta in fondo - spiega un ex ministro del Pdl - e sarà così anche stavolta». Per ora, però, quello che sta prendendo forma è una sorta di comitato di presidenza con una dozzina di deleghe dove sono rappresentate sostanzialmente tutte le anime del partito, dai mediatori ai falchi per arrivare ai lealisti. Oltre a Toti, «ridimensionato» nel solo ruolo di segretario politico del comitato e responsabile della comunicazione (al posto di Deborah Bergamini?), ci saranno i vari big Denis Verdini (organizzazione), Daniela Santanché (foundraising), Mara Carfagna (pari opportunità), uno tra Saverio Romano e Ignazio Abrignani (Mezzogiorno), Annagrazia Calabria (giovani) e Antonio Tajani (rapporti internazionali). A questi vanno aggiunti i membri «di diritto». E cioè i capigruppo e vicepresidenti di Camera e Senato: Renato Brunetta, Paolo Romani, Maurizio Gasparri e Simone Baldelli, oltre all’amministratore unico di Forza Italia Sandro Bondi. Per arrivare a questo schema c’è voluta una giornata in cui per la prima volta il malumore dei fedelissimi per l’ascesa di Toti è stato espresso in maniera ufficiale. È stato Raffele Fitto a far sentire la sua voce in un’intervista al Corriere della Sera : «Rinnovare va bene - ha detto l’ex ministro - ma con equilibrio e pari dignità per una classe dirigente che va rispettata per il lavoro fatto bene e da tanto tempo». «Riterrei un errore politico grave - ha continuato - mortificare un intero gruppo dirigente e issare alla testa del movimento un giornalista certamente perbene, certamente capace, ma che credo debba quantomeno dimostrare quale contributo possa dare a Fi». Parole dure, quelle di Fitto. Tanto che Berlusconi, in procinto di partire per Roma per sciogliere definitivamente il nodo dell’organigramma, ha fatto pubblicare un comunicato dai toni distensivi nei confronti della vecchia guardia: «Non c’è mai stata alcuna intenzione di procedere alla nomina di un coordinatore unico di Forza Italia, figura peraltro non prevista dallo statuto» ha scritto il Cav. «C’è invece l’intento di rilanciare Forza Italia, dotandoci di una nuova organizzazione e valorizzando tutta la classe dirigente che in questi anni, e particolarmente negli ultimi mesi, ha dimostrato di saper condurre straordinarie battaglie politiche, affiancandomi nelle fasi più drammatiche della vita politico-istituzionale del Paese». Un assist ai fedelissimi, che però non sembra chiudere del tutto la partita. Nel frattempo, si sta giocando un altro match delicatissimo sulla legge elettorale. Il Cavaliere, appena sbarcato a Roma, si sarebbe sentito telefonicamente con Matteo Renzi, un colloquio preparato nei dettagli dal mediatore Denis Verdini. Dal Pd si sono affrettati a smentire il colloquio, ma altre fonti raccontano che al segretario il Cav avrebbe offerto la disponibilità sul sistema spagnolo o, in subordine, sul Mattarellum «modificato». Che potrebbe essere il vero obiettivo di Renzi, visto che otterrebbe un’ampia maggioranza (Pd, Fi, Grillo, montiani) con l’esclusione del solo Ncd.

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