Matteo Renzi fugge dalle primarie per il suo secondo mandato da sindaco di Firenze. L’assemblea cittadina ieri sera si è riunita proprio per dire no ufficialmente alla richiesta di una parte dei Democratici che invece voleva una competizione aperta tra il segretario dei Democratici e uno sfidante. Una riunione che si è conclusa a tarda notte ma dall’esito sembra scontato visto che i «renziani» sono maggioranza nel capoluogo toscano. «Un autogol inutile di Matteo – è il commento di uno dei sostenitori della necessità di fare una competizione per la poltrona di primo cittadino – Le primarie le avrebbe vinte comunque, a mani basse. Che necessità c’era di arrivare a una decisione che lo espone solo alle critiche?». Il Pd fiorentino, prima di arrivare alla decisione finale del «parlamentino» della città, aveva comunque già provato a rendere difficile la strada per le consultazioni, aumentando la percentuale di coloro che possono presentare la richiesta di fare le primarie dal 35 al 40%. Una percentuale che avrebbe messo i renziani relativamente al sicuro dalla possibilità di far correre il sindaco contro un suo avversario. Ma evidentemente la sicurezza matematica non c’era. «Avrebbero dovuto essere tutti presenti alla votazione – spiega un esponente del Pd non renziano – altrimenti sarebbero andati in minoranza». Così è stato deciso di dare l’ultima parola ieri sera all’assemblea cittadina. Durante la quale è stato presentato anche un ricorso sulla decisione della direzione fiorentina dei Democratici di modificare autonomamente lo statuto innalzando la quota delle richieste. «La sensazione – si legge nel testo – è che gli atti in contestazione siano funzionali al tentativo di ridurre gli spazi di democrazia partecipativa nonostante il Pd Toscana assume "le primarie come elemento costitutivo della propria rappresentanza e della propria proposta politica, affinché le stesse traggano legittimazione e vitalità dal rapporto diretto con i cittadini elettori». «Ciò è tanto più grave – prosegue l’esposto – ove si consideri che il tentativo viene perpretato a Firenze, città di elezione del segretario del partito che, in passato, ha fatto delle primarie la propria bandiera e, per parteciparvi, ha beneficiato di deroghe regolamentari (per le primarie cittadine del 2009) e di modifiche statutarie (per le primarie nazionali del 2012). L’ex assessore al bilancio della Giunta Renzi Claudio Fantoni era già pronto a correre e infatti ha più volte chiesto al sindaco di indire le primarie. Ma il segretario dei Democratici ha preferito defilarsi e candidarsi senza rivali.
I renziani a Firenze bloccano le primarie
L’assemblea cittadina ieri sera si è riunita proprio per dire no ufficialmente alla richiesta di una parte dei democratici
