Politica

Guerra fredda nel Pd sul rimpasto

Il segretario non vuole entrare nell’esecutivo per avere mani libere Ma Letta punta sull’«appetito» di poltrone dei suoi per blindare il governo

Rimpasto sì, rimpasto no. Il tormentone, con tanto di borsino dei ministri che potrebbero uscire dall’esecutivo, è destinato ad andare avanti per settimane. Anche perché tutto è ancora in alto mare: il premier Enrico Letta inizierà a metterci testa solo dopo il 25 gennaio, non appena concluso il contratto di governo con i partiti che costituiscono la maggioranza. Ma un dato è chiaro sin da ora: la guerra fredda tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd Matteo Renzi si gioca anche su questo fronte. Renzi non chiede il rimpasto. Sa benissimo che ottenerlo e mettere uomini fidati nel governo vorrebbe dire non poter più avere le mani libere, non poter più incalzare Letta a fare di più e a fare meglio, non poter più minacciare il ritiro della fiducia. Anche Letta lo sa ed è per questo che, dietro la decisione di varare un rimpasto, se non addirittura un Letta bis, potrebbe esserci l’idea di fondo di sfruttare le ambizioni dei renziani per inchiodare Renzi, che non potrebbe più fare il bello e il cattivo tempo. Renzi lo ha capito e ribadisce su Twitter: «Il mio obbiettivo non è stare con il fiato sul collo del governo. Dico solo che il rimpasto non è all’ordine del giorno, l’idea che uno vinca il congresso e chieda posti di governo è quanto di più vecchio e stantio si possa immaginare. Se il premier pensa che alcuni ministri non stiano andando bene, fa benissimo a cambiarli». Tradotto: il rimpasto è una questione che riguarda solo Letta, sarà il premier a decidere se farlo e, in caso, se consultare il Pd. E che dietro la revisione della squadra di governo possa celarsi un trappolone, Renzi lo dice chiaramente: «Il cambia verso non può essere una poltrona, un rimpasto: spiacente ma non ci caschiamo». Alla direzione del Pd convocata per domani non si parlerà di rimpasto, ma di lavoro: «Lo prometto», assicura il segretario. Le spine per Letta comunque non mancano. Dopo il caso Cancellieri, è ora Nunzia De Girolamo nell’occhio del ciclone. In piena campagna elettorale per la segreteria, Renzi disse che il nuovo Pd non avrebbe mai più votato la fiducia alla Cancellieri. E sulla De Girolamo? Anche qui, il leader del Nazareno scarica le reponsabilità sul premier: «Vedremo quello che deciderà: sono certo che non mancherà di prendere posizione in modo rapido. Vorrei essere chiaro: tocca al premier decidere del destino dei ministri. È evidente che può chiedere le sue opinioni ai partiti, ma la scelta dei collaboratori spetta al capo dell’esecutivo». Sulla De Girolamo, spiega Renzi, «il Pd ha chiesto che vada in Aula, racconti la sua versione dei fatti, nessuno fa dei processi ancorché politici in contumacia, e alla luce dei quello che dirà il Pd prenderà una sua posizione che sarà univoca, non ci sarà bisogno di mediare». Poi la frecciata: «La Idem si è dimessa, ha mostrato uno stile diverso». Ma non è l’unico affondo. Renzi chiede a Letta di contingentare le auto blu e abolirle per i sottosegretari, che possono benissimo «andare a piedi». Rispondendo su twitter a un simpatizzante del MoVimento 5 Stelle, il segretario ribadisce poi che «quello che dobbiamo cambiare non è la composizione del governo. Vi piacerebbe che ci si mettesse nel compro-baratto-vendo delle posizioni istituzionali, a qualcuno del Cinque Stelle piacerebbe per dire anche Renzi è come loro, spiacenti vi è andata male». Ma il destinatario delle provocazioni renziane non è solo il premier Letta. Ce n’è anche per Angelino Alfano, vicepremier e leader del Nuovo centrodestra. «Noi abbiamo proposto la riforma elettorale, la riforma del Senato e del Titolo V. Se Ncd dice no a una di queste tre proposte, apre un problema», avverte Renzi, che poi rincara la dose. Riferendosi alla durata dell’alleanza con Alfano e su quanto tempo il Pd resterà al governo con il Nuovo centrodestra, su Twitter dice: «Il tempo necessario a fare approvare anche a loro lo ius soli e la civil partnership alla tedesca». Ma diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati nati in territorio italiano e unioni civili vengono ritenuti dal vicepremier questioni da non inserire nel contratto di governo. Lo stesso Alfano ha più volte minacciato che se Renzi dovesse insistere sul riconoscimento delle unioni civili, Ncd uscirà dalla maggioranza. Ed è forse proprio quello che vuole Renzi, per poter così andare a votare. Un’eventualità questa che il segretario Pd scansa e su Napolitano dice: «Non mi ha dato l’impressione di volersi dimettere. Napolitano aspetta che si realizzino le riforme dopo 7 anni».

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