Politica

Non solo rifiuti, Marino crolla nei consensi

Sondaggio Ipr Marketing sul gradimento verso gli amministratori Ignazio perde il 7,4%, Zingaretti penultimo tra i Governatori

Il sindaco di Roma Ignazio Marino vivacchia a centro classifica con un consenso in caduta libera; il governatore del Lazio Nicola Zingaretti è addirittura penultimo: peggio di lui fa solo Rosario Crocetta, presidente della sicilia. Il «modello Roma», un tempo vanto del centrosinistra, è in piena zona retrocessione. Almeno secondo i cittadini romani e laziali. A rivelarlo è «Governance Poll 2013», l’indagine condotta da Ipr Marketing sil gradimento ottenuto dai politici locali e pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore . Il dato amministrativamente importante - che vale per tutta Italia - è che a erodere consenso sono soprattutto l’aumento della pressione fiscale e gli adempimenti burocratici sempre più complicati. Partiamo dal Campidoglio. Il sindaco di Roma Marino è ventunesimo tra i primi cittadini dei capoluoghi di provincia. Dal giorno della vittoria al ballottaggio contro Alemanno, il 10 giugno, Marino è stato protagonista di gaffe e autogol, tra cui spicca la pessima gestione dei rifiuti. La luna di miele con i romani non è mai cominciata: in sei mesi il chirurgo ha perso il 7,4% di gradimento passando dal 63,9% al 56,5%. «Si rimane sempre colpiti dall’incapacità di saper confrontare dati reali. Si confondono le mele con le arance perché i dati statistici di un campione rappresentativo di un’intera popolazione vengono confrontati con i dati reali delle elezioni. Quindi tutti coloro che hanno una minima nozione di statistica sanno che sono dati non confrontabili - commenta lo stesso Marino - Se invece facciamo un confronto reale tra il sondaggio di oggi e quello di tre mesi fa, debbo essere soddisfatto. Tre mesi fa l’indice di gradimento era al 52% oggi invece sfiora il 56% su un campione rappresentativo del 100% della popolazione. Credo che questo sia il segnale di alcune scelte determinanti che abbiamo fatto come la chiusura di Malagrotta, l’amministratore unico di Ama, il risanamento del bilancio senza tagliare risorse al sociale». Numeri che anche secondo Goffredo Bettini - kingmaker di Marino ed eminenza grigia di quello che un tempo era il «modelo Roma» - vanno interpretati. «Non vi è dubbio che l’esperienza amministrativa delle giunte democratiche elette sull'onda delle primarie di circa due anni fa va sottoposta ad un tagliando molto serio - scrive sul magazine RomaItaliaLab.it - Il fatto che colpisce è, nonostante tutto, la tenuta del consenso dei vertici politici che si debbono confrontare con il territorio. Alcuni, addirittura, sono in crescita. Altri flettono, ma quasi tutti in modo non significativo. Perché ciò colpisce? Perché sia i sindaci che i governatori hanno operato nel mezzo di una crisi economica e finanziaria, scontando il fatto che il governo nazionale per fare tornare i propri conti ha ridotto gradualmente i trasferimenti agli enti locali, obbligandoli o ad aumentare le tasse o a tagliare servizi fondamentali. In questa situazione, in particolare i Sindaci sono diventati gli interlocutori più vicini e spesso solitari dei problemi drammatici, di disagio e povertà, che hanno investito tantissime famiglie italiane. Mantenere, in queste condizioni, un consenso che va oltre il 50% dei cittadini appare persino miracoloso». Su Marino, il sondaggio confronta la percentuale dei voti presa al momento dell’elezione e il gradimento attuale. «Questo confronto rischia di darci unastima forviante - dice Bettini - Marino, che raggiunse il 64% dei consensi, oggi manterrebbe solo il 57 %, e comunque, date le difficoltà che ha dovuto affrontare, un risultato di tutto rispetto. Ma la questione è che egli ottenne quel 64% solo tra il 50% dei romani che andarono a votare mentre il 57% di oggi lo ottiene in un campione rappresentativo del 100% degli elettori. Nella sostanza dei fatti, il suo risultato è da valutare ancora più positivamente». Per quanto riguarda Zingaretti, «vinse con il 40% dei consensi, ma solo sul 73% degli elettori. Lo dico solo, non per ridurre la portata di un’utile riflessione, ma per discutere in un quadro di chiarezza e di certezza». Nel caso di Zingaretti, la flessione è stata del 2,7%, essendo passato dal 40,7% del giorno della sua elezione all’attuale 38%. Le considerazioni di Bettini non bastano a evitare la bagarre politica, con tutte le opposizioni in Assemblea Capitolina e alla Pisana - da Fratelli d’Italia a Nuovo centrodestra passando per Forza Italia - che parlano di fallimento del centrosinistra e di spaventoso vuoto politico.

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