Politica

Fiat-Chrysler punta sull’Alfa Romeo

Tornerà negli Stati Uniti sfruttando il know-how Ferrari. La sede del gruppo negli Usa. Marchionne: lì più vantaggi

Bisognerà attendere un paio di settimane per sapere dove sarà la sede del gruppo Fiat-Chrysler. È questo il punto su cui si interrogano i sindacati dall’annuncio del primo gennaio dell’accordo con Veba per l’acquisto di Chrysler. Sergio Marchionne è a Detroit insieme al presidente John Elkann per l’apertura del North American Auto Show e il suo intervento è fra i più attesi. La decisione sulla sede che, come ha annunciato lo stesso amministratore delegato incontrando la stampa estera, sarà presa a fine gennaio, è destinata a incidere sul futuro della Fiat. Il Lingotto con l’acquisto di Chrysler è già un gruppo globale ma la sede oltre Oceano allenterebbe il cordone ombelicale con l’Italia. Ma l’ad minimizza la questione del quartier generale: «È una scelta irrilevante, siamo un gruppo globale con interessi e sedi ovunque». È evidente però ammette, che «in termini di accesso ai mercati di capitale e delle possibilità finanziarie, gli Usa per definizione sono quelli che offrono vantaggi». Altro punto interrogativo è il nome della holding. «Conterrà sia Fiat sia Chrysler», anticipa Marchionne ma lascia la suspance. Se ne parlerà nel consiglio d’amministrazione del 29 gennaio che esaminerà i conti del quarto trimestre 2013. Smentita l’ipotesi di un aumento di capitale mentre è allo studio un prestito convertendo. «L'aumento di capitale - ha spiegato Marchionne - avverebbe a sconto, mentre il convertendo dà la possibiltà di emettere azioni in un momento successivo a prezzi più consoni». Quanto alla quotazione a Wall Street, «tecnicamente potrebbe avvenire nella seconda metà dell'anno». L'accordo con Veba per rilevare il 41,5% di Chrysler, che permetterà a Fiat di salire al 100%, «si dovrebbe chiudere già in settimana». E le Alfa? Marchionne tranquillizza: saranno prodotte in Italia. Il manager lancia anche una battuta sferzante alla politica che si augura «non ostacoli il nostro impegno industriale per il gruppo Fiat-Chrysler». E sottolinea che «l’impegno è posizionare i marchi italiani nel mondo e siamo convinti che possiamo fare del bene al Paese». Quanto alle ipotesi di partnership con altri gruppi, con particolare riferimento a Peugeot e Suzuki, Marchionne dice che c’è la disponibilità «a qualsiasi tipo di collaborazione. Esaminiamo le possibilità che si presenteranno». Ma forse anche le alleanze interne non sono così male, ed ecco spuntare un'ipotesi affascinante: «Vogliamo sfruttare tutto il know-how Ferrari per i nuovi motori dell'Alfa Romeo». L’ad poi smonta gli allarmismi che circolano a Wall Street sul debito. «Se avessi ascoltato ogni banchiere e ogni analista sarei morto d'infarto un milione di volte». Il presidente Elkann ha confermato che «il vertice della nuova società sarà composto da Marchionne e il sottoscritto». Il manager resterà in sella per i prossimi tre anni e porterà avanti il piano di maggio. Per il futuro, Elkann ha detto che «ci sono molte persone capaci in Fiat-Chrysler». Anche per l'attuale ad «il successore dovrebbe essere interno».

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