Politica

«Ingiusto dare la colpa al Pd La crisi arriva dal passato»

Laura Della Pasqual.dellapasqua@iltempo.it «L’aumento della disoccupazione è un fatto innegabile ma attribuirlo alle politiche del governo Letta e del governo Monti è sbagliato. Non penso che...

«L’aumento della disoccupazione è un fatto innegabile ma attribuirlo alle politiche del governo Letta e del governo Monti è sbagliato. Non penso che Renzi volesse dire questo. Sia Monti che Letta hanno dovuto rimediare ai gravi errori di politica economica compiuti dal governo Berlusconi che hanno provocato la grave crisi dei conti pubblici e hanno peggiorato il grado di competitività delle nostre imprese». Il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa non ci sta a veder accollare la responsabilità del peggioramento della situazioen del mercato del lavoro al govrno Letta. Piuttosto, spiega è «il risultato di un mix di fattori; ovvero l’aggravarsi della crisi internazionale e l’effetto delle misure di Berlusconi». Per i prossimo futuro è ottimista. «Abbiamo attuato politiche per rimettere in sicurezza i conti pubblici e avviare un processo di ammodernamento del sistema produttivo. Ora ci sono le premesse per ripartire». Ma come mai il suo ottimismo è smentito dalle stime della Confindustria e dell’ufficio studi della Confcommercio? «È chiaro che avendo come priorità di rimettere in sicurezza i conti, la situazione dell’occupazione nel frattempo è peggiorata. Se avessimo continuato con il deficit pubblico incontrollabile e lo spread oltre 500 punti il nostro Paese sarebbe andato incontro a una crisi finanziaria gravissima. Non dico che non si poteva fare di più e Monti e questo governo possono aver commesso qualche errore, ma il percorso del risanamento era obbligato. Ora ci sono le premesse per un’inversione di tendenza perchè i conti sono sotto controllo e c’è una parte dell’apparato produttivo e industriale che ha conquistato margine di competitività. Ricordiamo che in questo periodo c’è stata una forte moderazione salariale e di costo del lavoro che ha parmesso alle imprese di guadagnare competitività. Il governo inoltre ha sostenuto i consumi con un forte utilizzo degli ammortizzatoro siociali». Eppure Confindustria afferma che le imprese hanno perso competitività. «Sia lo spread che la Borsa hanno raggiunto valori migliori da due anni a questa parte. Queste sono le premesse ma non vuol dire che gli investimenti siano ripartiti. I costi devono diminuire, quelli dell’energia e della burocrazia e l’agenda di Renzi va in questa direzione. Il grado di competitività delle imprese dipende dalle condizioni ambientali create dal governo e dalla capacità innovativa delle imprese. C’è una parte delle imprese che ha reagito bene, altre devono uscire dal guado». Ma come possono risollevarsi le imprese se sono tartassate e hanno difficoltà ad accedere al credito? «La situazione del credito è migliorata per effetto dell’abbassamento dello spread. Molte imprese ancora non accedono al credito perchè non hanno prospettive migliori. Le sofferenze sono aumentate. Ma va ricordato che la liquidità alle imprese è aumentata anche grazie al pagamento dei crediti che le imprese vantano verso la pubblica amministrazione». Come si può pensare in una ripresa se aumentano le imposte? «Con la legge di stabilità la pressione fiscale non è scesa ma è anche vero che nel suo complesso non aumenta. Non siamo ancora in grado di ridurla. Però i conti pubblici migliorano e questo rende possibile ottenere dall’Europa un grado di flessibilità fiscale maggiore. Occorreva acquisire credibilità». Migliorati i conti pubblici, nel 2014 le tasse sugli immobili potranno scendere? «Non credo. Nel 2014 rimarranno allo stesso livello se consideriamo la necessità dei comuni di finanziare le loro spese».

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