Politica

I saldi nostri e gli affari loro

di Gian Marco Chiocci Per noi poveri mortali, perennemente alla canna del gas, la giornata di ieri ha rappresentato il sospirato via libera agli acquisti agevolati dai saldi. Per l’economia...

Per noi poveri mortali, perennemente alla canna del gas, la giornata di ieri ha rappresentato il sospirato via libera agli acquisti agevolati dai saldi. Per l’economia internazionale che conta, invece, la gara ad accaparrarsi a prezzi scontatissimi i grandi marchi del Bel Paese va avanti incessantemente da un pezzo. Come leggerete nell’inchiesta a puntate del nostro Filippo Caleri la stragrande maggioranza delle griffe del glorioso made in Italy (che molti di voi credono ancora in salde mani tricolori) sono state acquistate in toto o in porzioni percentuali dai colossi francesi, inglesi, tedeschi, americani, e negli ultimi tempi, soprattutto arabi, indiani, russi e cinesi. Pian pianino, dal Brodo Maggi espatriato dal 1948 all’etichetta Locatelli emigrata nel '61, le nazioni concorrenti hanno allungato le mani dappertutto. Negli ultimi cinque anno sono 520 i passaggi di proprietà di grandi gruppi nostrani a catene industriali sparse nel globo. Tra i precursori dello sfacelo con la messa in liquidazione di storiche aziende nazionali c’è ovviamente Romano Prodi coi suoi pasticci all’Iri culminati con gli «spezzatini» della Sme fatti pagare, processualmente, a Silvio Berlusconi. Da allora abbiamo dato via quasi tutto, raramente guadagnadoci qualcosa, più spesso alienando sottocosto per necessità. In corso d’opera stiamo assistendo agli ultimi scampoli di fine stagione con Telecom destinata agli spagnoli di Telefonica, ad Alitalia prossima ai nababbi arabi di Etihad, per non parlare del cane a sei zampe di Eni che in molti vorrebbero prendere al guinzaglio. E’ il trapasso dell’Italia, il contrappasso sul boom degli anni Sessanta. Con un governo così, e una politica mai peggio di così, non ci resta che attendere. E svendere le ultime rimanenze di magazzino

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