Non c’è riuscita la Legge di Stabilità e nemmeno il Decreto Milleproroghe, ma ci stanno riuscendo le unioni civili: l’esecutivo Letta, che ha attraversato prove che sembravano ben più dure, di fronte a quello o che molti definiscono il «matrimonio gay» sembra sfasciarsi come un vecchio giocattolo. Le due componenti-base, il Pd e il Nuovo centrodestra su questo tema sono come l’acqua e l’olio. E tira aria di crisi. Il primo petardo del nuovo anno l’ha lanciato, casualmente, o forse con tempismo studiato, Matteo Renzi, in coda alla conferenza dell’altro giorno. Il due gennaio, primo giorno lavorativo dell’anno, data fatidica per chi vuole superare le «vecchie liturgie», anche quelle che prevedono il letargo della politica fino al sette, Matteo ha esposto il suo programma. Riforme, legge elettorale, dialogo con tutti e... un classico dei «tormentoni» della sinistra italica: le unioni civili. Apriti cielo, il giorno dopo, cioè ieri, la politica italiana è possibilista su tutto, dall’election day alla legge elettorale modello spagnolo. Ma non sulla regolarizzazione delle coppie gay. «Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie», puntualizza seccamente il vicepremier Angelino Alfano. «Ah, sì? - ribattono subito gli alleati di governo - e noi la legge sulle unioni civili ce la facciamo da soli!». «Ricordiamo al leader del Ncd - affermano i senatori del Pd Andrea Marcucci ed Isabella De Monte - che nel 1970 la legge Baslini-Fortuna che istituì il divorzio, passò nonostante l’opposizione della Dc, che pure aveva un peso ben maggiore del suo partitino». Marcucci e De Monte, insieme alle colleghe Laura Cantini, Linda Lanzillotta e Rosa Maria Di Giorgi, hanno depositato un ddl che riconosce le unioni civili per le coppie omosessuali. E per il governo Letta sembra essere scattato il conto alla rovescia.
Sul matrimonio gay il governo si separa
L’accelerata di Renzi getta nel panico l’esecutivo Maggioranza lacerata. Alfano: «Pensiamo prima alle famiglie»
