Ignorati, anche nell’emergenza. Sono in 250, hanno già frequentato il corso di formazione, passato le visite mediche e ad una buona parte di loro è stata perfino consegnata la divisa che avrebbero dovuto indossare il primo giorno di lavoro. Sono i "non assunti" di Ama, personale qualificato che nel 2011 era stato selezionato dalla municipalizzata romana, attraverso l’agenzia di lavoro interinale Manpower, per l’avvio della raccolta differenziata nella capitale. Dopo due anni di battaglie, proteste e manifestazioni, la beffa più grande arriva in questi ultimi giorni: nell’Assemblea Capitolina prenatalizia viene approvata all’unanimità una mozione che impegna il sindaco Ignazio Marino ad assumerli, ma in tutta risposta il primo cittadino e il suo assessore, Estella Marino, in piena emergenza, preferiscono ripiegare su 500 contratti straordinari ad altrettanti dipendenti di cooperative esterne. Il calvario inizia circa due anni fa, quando l’ex ad di Ama, Franco Panzironi, viene rimosso in seguito alle inchieste su Parentopoli: in quell’occasione, la municipalizzata blocca tutte le procedure, compresa quella targata Manpower. La società di lavoro interinale invia così una mail ai vincitori della selezione, rimandando il tutto a «tempi migliori», poi non si fa più sentire. I ragazzi non ci stanno e si rivolgono anche a degli studi legali, che però prospettano cause infinite: meglio tentare la via della politica. Alcuni esponenti Pd prendono a cuore la loro situazione, ma al cambio di amministrazione le cose non migliorano: «Quando sembrava che qualcosa si fosse sbloccato - racconta Roberto La Venuta, del comitato dei "non assunti" - a settembre un gruppo di lavoratori dell’ex Urbe, vigilanti, si arrampica sull’Arco di Costantino per protestare contro la perdita del posto di lavoro. Il sindaco li accontenta dirottandoli in Multiservizi, dove iniziano a lavorare proprio alla raccolta differenziata». Tutto ciò, considerando che Ama ha già speso diverse migliaia di euro per corsi di formazione, visite mediche e perfino per le divise: «Un centinaio di noi ce l’ha già nell’armadio di casa - afferma La Venuta - I certificati li abbiamo tutti da parte. In molti al momento della selezione si sono licenziati: ci fu consigliato, prima di frequentare il corso, per evitare che vi fossero intoppi burocratici verso l’assunzione».
I 250 «non assunti» con la divisa nell’armadio sostituiti con le coop
Ignorati, anche nell’emergenza. Sono in 250, hanno già frequentato il corso di formazione, passato le visite mediche e ad una buona parte di loro è stata perfino consegnata la divisa che avrebbero...
