Politica

E Berlusconi vede le urne più vicine

Il Cav assiste con soddisfazione allo scontro esploso nella maggioranza E il «saggio» Onida gli dà ragione: «Europee e Politiche insieme? È possibile»

Un puzzle dove tutte le tessere, lentamente, stanno prendendo il loro posto. Silvio Berlusconi assiste allo scontro nella maggioranza dopo l’accelerazione imposta da Mateo Renzi su legge elettorale, unioni civili e immigrazione e non riesce a celare la sua soddisfazione. Al di là delle prese di posizione ufficiali - è il ragionamento del Cav - è evidente che il segretario del Pd ha intenzione di logorare quotidianamente il governo per spingere gli alfaniani alla rottura e ottenere le urne. Un obiettivo che coincide perfettamente con quello del leader di Forza Italia, convinto com’è che, alla fine, trovandosi tra due fuochi, diversi parlamentari del Nuovo Centrodestra torneranno all’ovile. Anche per questo l’invito di Renzi a discutere insieme di legge elettorale è stato immediatamente raccolto da Berlusconi. Il Cav non ha espresso al momento preferenze per uno dei tre modelli proposti dal sindaco di Firenze. Ma avrebbe una preclusione verso il «sindaco d’Italia». Non perché bocci il sistema tout court, ma perché presumibilmente necessiterebbe di una modifica costituzionale che richiederebbe almeno 4-5 mesi per l’iter parlamentare, facendo automaticamente slittare la data del voto al 2015. Non a caso è proprio il «sindaco d’Italia» il modello che piace di più al Nuovo Centrodestra. Certo, sullo sfondo resta la minaccia di Giorgio Napolitano, pronto a dimettersi nel caso in cui il governo dovesse essere sfiduciato dalle Camere. Ma il Cav è convinto che si tratti più di un bluff che di un rischio reale. Napolitano ha detto di aver accettato il secondo mandato per senso di responsabilità - ripete Berlusconi ai suoi - se invece ora forzasse la mano lasciando il Paese con un governo sfiduciato, un Capo dello Stato dimissionario e un Parlamento delegittimato dalla Consulta si intesterebbe tutto il caos che ne deriverebbe. L’inquilino del Quirinale, anzi, resta l’oggetto principale degli attacchi del Mattinale , la nota stampa redatta dal gruppo di Forza Italia alla Camera. Nel numero di ieri veniva ripresa una notizia pubblicata da L’Espresso . Secondo il settimanale, durante lo scambio di auguri di fine anno con i giornalisti, a microfoni spenti, Napolitano avrebbe criticato Forza Italia sulla legge elettorale: «Viene fortemente contestato che si possa raggiungere un accordo tra i soli partiti della maggioranza proprio da chi nel 2005 ha imposto una legge votata a stretta maggioranza: ma che vogliono questi signori?». Parole pronunciate il 18 dicembre ma «secretate» fino a ieri. E che, a detta dei berluscones, rappresentano l’ennesimo esempio della parzialità del Presidente della Repubblica. Ci sarebbe infine, l’ostacolo legislativo. Secondo una vulgata diffusa, infatti, Politiche ed Europee non potrebbero tenersi insieme. A smentire l’ipotesi, però, arriva il parere del costituzionalista Valerio Onida in un colloquio con Sussidiario.net : «Certo che è possibile - risponde Onida a una domanda sull’Election day - anzi le norme vedono con favore questi accorpamenti». Il riferimento è all’articolo 7 del decreto legge 98/2011, dove si legge che «qualora nel medesimo anno si svolgano le elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, le consultazioni di cui al comma 1 (tra cui le Politiche, ndr) si effettuano nella data stabilita per le elezioni del Parlamento europeo». Musica per le orecchie di Silvio.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.