«Penso che sia inutile aspettare le stanche liturgie di sempre, i tavoli, le riunioni di coalizione». In queste parole di Matteo Renzi si riassume lo spirito, la forza e il perché dell’accelerazione sul tema delle riforme. Anche nel paese in cui di riforme si parla da anni, in cui si fanno bellissimi convegni, interviste, commissioni e inutili riunioni nelle quali non si decide nulla, oggi finalmente si prova a cambiare pagina, nel primo giorno lavorativo dell’anno. Quel modo di fare, contraddistinto dai tempi infiniti della politica, è tra le cause principali della mancanza di credibilità della nostra classe dirigente. Screditata, delegittimata, vicina al punto di non ritorno. Con la nostra proposta vogliamo dire che non intendiamo continuare così: le promesse si mantengono, le cose che si dicono si fanno, vogliamo tornare a parlare ai cittadini a viso aperto provando a far tornare la politica ad essere quello che è, a farla percepire per quello che è, una cosa bella, un servizio, una cosa seria. Ecco oggi è il momento di dare un segnale, di fare quello che altri governi, altre classi dirigenti prima di questa non hanno fatto. É il momento di rispettare e di dare risposte a tutti quei cittadini, tre milioni, un numero grandissimo, che poche settimane fa si sono messe in fila per eleggere Matteo Renzi segretario del più grande partito italiano. Perché quei cittadini ci hanno dato un mandato chiaro, ci hanno detto che vogliono fare con noi un cambiamento vero di questo nostro paese. In maniera chiara e trasparente, senza giochini di palazzo, trame o accordi sottobanco. Oggi una classe dirigente deve guardarsi allo specchio e rispondere al desiderio di cambiamento che soffia forte nel paese. Senza imposizioni di un modello rispetto ad un altro, dialogando ma con il coraggio e lo spirito di chi fa sul serio. Un messaggio semplice, comprensibile da tutti e non riservato agli addetti ai lavori, in tre punti, è quello che è arrivato ieri. La priorità su tutte è cambiare la legge elettorale. Restituire ai cittadini la possibilità di scegliere, di sapere poche ore dopo il voto chi ha vinto, con chiarezza, di sapere se le cose non vanno di chi è la responsabilità. Anche su questo senza voler imporre nulla, ma aprendoci al dialogo con chi ci sta, sulla base di questi paletti e di modelli diversi, ma che partono da questi criteri. Con chi ci sta subito, senza preclusioni. Perché le riforme sono per tutti, sono per il nostro Paese, sono per ridare un futuro, una speranza a tutti noi. Dare risposte coraggiose alla voglia di cambiamento significa oggi superare il «bicameralismo perfetto», emblema della farraginosità del sistema Italia, e che spesso ha mostrato i suoi limiti, abolendo l’indennità per i Senatori che non vengono più eletti ma diventano tali sulla base dei loro ruoli nei Comuni e nelle Regioni. Infine una riforma del titolo V che semplifichi il quadro costituzionale e istituzionale, che restituisca allo Stato alcune competenze oggi in mano alle Regioni, le indennità dei consiglieri regionali al livello di quello che guadagna il sindaco della città capoluogo. Per farlo in modo serio quella di Matteo Renzi e del Pd non è una proposta «prendere o lasciare» da usare come pretesto, ma la richiesta, finalmente, di mettere le carte sul piatto e di chiedere davanti agli occhi dei cittadini una scelta, dentro o fuori, cambiare o conservare, avere coraggio o avere paura. Noi abbiamo coraggio.
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