Quello di Napolitano è stato il discorso di un uomo solo. Toni mesti, contenuti retorici. Il discorso di un uomo incapace di vedere e progettare il futuro del Paese dall’alto della sua Istituzione. Il discorso di un uomo incapace di fare un’autocritica rispetto a quello che è successo tra la fine del 2011 e le ultime settimane del 2013. Nell’autunno del 2011, con la caduta del governo Berlusconi e l’incoronazione di Monti e del suo governo tecnico, con la chiara sponsorizzazione del Capo dello Stato, in Italia c’è stata una vera sospensione della democrazia. In seguito a un attacco speculativo al nostro debito pubblico venne fatto fuori un esecutivo legittimato dal voto popolare per far posto a dei burocrati che in 14 mesi hanno distrutto il Paese con provvedimenti insostenibili e inaccettabili. Il tutto in nome di quel grande imbroglio dello spread e dei diktat dell’Europa tedesca. Su questa parentesi, condotta sotto la sua regia, Napolitano avrebbe potuto e dovuto spendere qualche parola chiarificatrice. Così come avrebbe potuto e dovuto trattare l’argomento della sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum, la legge elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Parlamento. Un Parlamento incostituzionale, quanto a premio di maggioranza e liste bloccate, e dunque delegittimato, al quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano continua a chiedere le riforme. Le pur necessarie riforme costituzionali che andrebbero fatte solo dopo nuove elezioni - da indire dopo l’approvazione di una nuova legge elettorale - con le Camere nel pieno dei propri poteri e magari con un governo forte e in grado di affrontare queste complesse sfide. Altra omissione, forse la più grave, è stata quella sulla vicenda che ha come protagonista il presidente Berlusconi. Un silenzio, quello di Napolitano, orribile e incomprensibile. In questo 2013 il leader del centrodestra, il leader dei moderati, il leader di dieci milioni di italiani, che ha governato per almeno nove degli ultimi vent’anni, è stato estromesso dalla vita politica e dal Parlamento dapprima da un’ingiusta condanna penale e in seconda battuta dall’applicazione di una legge incostituzionale (la Severino), usata retrottivamente con il solo obiettivo di cacciare dal Senato Silvio Berlusconi. Il governo delle larghe intese era nato, in ragione di un sostanziale pareggio alle ultime elezioni del febbraio 2013, grazie al determinante contributo di Berlusconi, ed aveva come suoi obiettivi: la pacificazione nazionale, le riforme costituzionali, il rilancio dell’economia. Il bilancio è desolante: nessun obiettivo raggiunto. Pacificazione fallita, Parlamento delegittimato dalla Consulta e quindi inadatto a varare riforme, governo, dopo la fine delle larghe intese, incapace di garantire la ripresa economica, e solo impegnato su un costoso galleggiamento fatto di mance e di marchette. Napolitano ne prenda atto. Non resta che una strada per uscire da questa imbarazzante situazione. Subito una nuova legge elettorale, scioglimento delle Camere e voto con le europee, il prossimo 25 maggio. Basta con la sospensione della democrazia, basta con i governi tecnici, basta con i governi del presidente. Si ritorni alla Carta costituzionale e la parola passi al popolo sovrano.
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