Politica

La decadenza di Berlusconi e gli zombie di Grillo

Storia del 2013 attraverso i tormentoni politici

Il paroliamo 2013 della politica è stato assai ricco e variegato perché si sa, parlare non costa nulla, mica sono tasse da pagare. E poi basta dar fiato alla bocca, non è neppure faticoso. Per questo forse, mai come negli ultimi anni, viaggiare attraverso i termini più usati dai politici, nel dibattito, in televisione, sui blog e in Parlamento, entrare nei richiami alla pubblica opinione, rappresenta la via linguistica per capire cosa ci aspetterà nel 2014. Per citare la cara e sempreverde Mina, gli italiani «caramelle non ne vogliono più», ed anche dei bla bla appaiono sazi. Via, dunque, con la fenomenologia delle parole che ha poco a che fare con l'Accademia della Crusca e molto con l'oratoria, uno speaker's corner tutto nazionalpopolare. I mu e decadenza. C'è l'Imu, che non è l'abbreviazione de l'imurtacci loro ma l'acronimo di una tassa, da abolire, non da abolire, da abolire in parte, meglio se sulla prima casa ma occhio però ai Comuni che l'hanno già aumentata che dopo potrebbero mancare le coperture. Poi c'è la decadenza, nulla vedere con Gabriele D'Annunzio e il decadentismo letterario di fine Ottocento ma piuttosto mantra del centrosinistra verso e contro Silvio Berlusconi. È stata l'ossessione politica autunnale del centrosinistra che poi più che una decadenza potrebbe diventare una rinascita. Per il Cavaliere. L arghe intese e rottamazione. Sì, perché le larghe intese, altro paroliamo da hit di quest'anno morente, mica stanno tanto bene e potrebbero andare incontro alla rottamazione dato che Matteo Renzi, nuovo leader del Partito democratico, ribadisce che con Angelino Alfano e con Enrico Letta lui non ci azzecca nulla. S macchiare il giaguaro e gli zombie. Più che smacchiare il giaguaro, tormentone democratico-bersaniano alle elezioni del febbraio scorso, per auto convincersi che il giaguaro (Berlusconi) non mordeva più (e poi ha morso), qui il Governo Letta rischia di diventare uno zombie, altra parolina allegra di quest'anno strausata da Beppe Grillo. E poi dicono che quando c'è un 13 di mezzo non si debba essere scaramantici! I quarantenni, i falchi, le colombe... il fanculo. Una volta, nell'Italia degli anni Sessanta e del boom economico lo splendido quarantenne era considerato Vittorio Gassman, protagonista con il nome di Bruno Cortona de «Il Sorpasso», film di Dino Risi che ha segnato un'epoca. Adesso invece la fissazione dei quarant'anni si è impadronita della politica, vanitosa come e più delle star e del cinema. Sarà che dopo aver speso mesi a mesi per capire chi erano i falchi e chi le colombe è venuta a tutti una gran voglia di andare a caccia. E fanculo - come direbbe Beppe Grillo - l'ornitologia. T raditori, primarie e scissione. È la trilogia linguistica che ci ha imbrigliato per mesi e la scena italiana della politica più che ad una tragedia di William Shakespeare ha finito con il rassomigliare ad una rappresentazione dell'assurdo. Aspettando un Godot, che non arriva mai. R esponsabilità. Stasera il Capo dello Stato Giorgio Napolitano parlerà agli italiani via televisione, per il classico discorso di fine anno, e c'è da scommettere che almeno una volta citerà la parola responsabilità. M illeproroghe o milleseghe. Chi non ne ha sentito parlare in questi giorni, tra un milleproroghe che pareva diventare un milleseghe ed una necessità di uscire dalla crisi? G iovani e legge elettorale. Certo vuoi che non ci tocchi pure di riascoltare una bella frase sulla legge elettorale oppure un bel giovani, che poi da quando si è considerati giovani fino a 40 anni non si capisce più se i quarantenni sono in politica oppure ci sono i giovani. Anomalie italiane o forse cortocircuiti di linguaggio perché a forza di discorrere ci si «incatricchia». Sì, insomma, si crea una gran confusione. C lub e inciucio. Meglio allora, per evitare altri inciuci - che già in Italia ne abbiamo visti tanti, visto che in fondo siamo tutti un po' democristiani - pescare dall'inglese. Vuoi mettere un bel club, come suona bene. Silvio Berlusconi, in fondo, con questa parola ha fottuto pure la sua decadenza e si è messo avanti, come spesso gli capita. Un club non si rottama, mica è un partito e poi ha il fascino della novità. Non come quell'altra brutta parola straniera - ve la ricordate? Spread – che ha generato terrore per quasi un anno intero, il fine 2011 e gran parte del 2012, salvo poi liquefarsi come Todo, personaggio che va nella sauna, protagonista di uno straordinario sketch di Gigi Proietti. C’ era una volta la spread. Chi ha sentito parlare di spread, nel 2013? Nessuno. Il termine è stato sostituito da una parola, più cruda, ma più vera: debito. D ebito e Forconi. Tagliare il debito, come si fa col debito? Rapporto debito-Pil, eccetera eccetera. Che noia. Ci vorrebbero dei forconi per infilzarlo questo debito, come ai tempi dei contadini che non avevano il tablet ma con gli attrezzi da lavoro ci sapevano fare. P aroliamo per il futuro. Fossimo ospiti di un quiz televisivo, dopo una cavalcata del genere tra i termini che hanno consumato il nostro 2013 e pure la nostra pazienza, ci direbbero di scrivere una frase con tutte queste parole insieme dentro. Difficile, ma ci proviamo. La decadenza fa parte della vita, paese che vai Imu che trovi e poi una larga intesa e si sistema tutto. Certo, se capita di smacchiare un giaguaro ci si prova, ma meglio falchi e colombe, si rottamano più facilmente e non si rischia la scissione. Primarie vivere, poi il resto. I traditori e gli zombie si sa, ci sono sempre stati, serve responsabilità e bisogna puntare sui giovani, magari nei club. La legge elettorale prima o poi la faranno, chissà magari ci penseranno i quarantenni o forse faranno prima le riforme. Abbiamo passato un anno immersi nelle parole, forse per evitare di farsi mandare a fanculo sarebbe il momento di passare ai fatti. O forse no, ha ragione il Gassman del Sorpasso quando dice all'amico responsabile e timido: «Ah Robbè, che te frega delle tristezze, lo sai qual è l'età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c'ha. Giorno per giorno. Fino a quanno schiatta, se capisce».

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