Politica

Anche le privatizzazioni nel patto Renzi-Letta

Nel 2014 il premier pensa alle dismissioni per ridurre il peso del debito pubblico

Il 2013, per Letta, «è stato l’anno che verrà ricordato come una svolta generazionale senza precedenti nella storia italiana», e il 2014 deve essere l’anno di un’altra «svolta», quella economica e delle riforme, perché adesso nessuno ha più «alibi. La settimana tra il 26 settembre e il 2 di ottobre ho dimostrato cosa è necessario fare quando c’è bisogno di una svolta politica vera; l’ho fatto allora e non ho alcun problema a rifarlo se necessario». Il nuovo inizio il premier lo segna con un’agenda di riforme istituzionali, della politica, ed economiche da compiere nei prossimi 12 mesi. Un punto di partenza è il piano Destinazione Italia varato dal Governo nel 2013, un pacchetto di misure che contiene, tra l’altro, una riduzione del costo delle bollette energetiche (taglio da 850 milioni) e un intervento importante sul credito di imposta per la ricerca, misure su Rc Auto, con un calo del costo per consumatori e diminuzione delle frodi. Nel 2014 di Letta ci saranno poi le privatizzazioni per cominciare ad abbattere il debito pubblico che costa 90 miliardi di interessi l’anno, e le riforme. «Entro la fine dell’anno» il premier aveva promesso l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, che è arrivata prima della pausa natalizia: «Avevo promesso ad aprile l’abolizione entro l'anno, l'ho confermato» ha sottolineato Letta. Ora toccherà alla riforma della legge elettorale che dopo lo stallo in Senato, è passata alla Camera. Ad agosto Letta ha «festeggiato» i 100 giorni di governo, traguardo raggiunto con non poca fatica che il presidente del Consiglio ha «festeggiato» ricordando i provvedimenti fatti e la strada da percorrere « alle spalle i primi 100 giorni. Davanti a noi, da oggi, la responsabilità di andare avanti con ancora più determinazione a fare bene». In attivo l’esecutivo ha approvato diversi provvedimenti che vanno dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa al pagamento dei crediti della Pubblica Amministrazione, passando per il decreto cultura e misure per combattere la disoccupazione giovanile. Gli ultimi provvedimenti licenziati dal governo sono la legge di stabilità che prevede misure che si focalizzano sul taglio del cuneo fiscale (costo del lavoro per le imprese e aumenti in busta paga per i dipendenti), con risorse per il momento esigue, ma sarà realizzato un fondo per aumentarle in futuro, la rimodulazione dell’imposta Imu, la riduzione delle tasse sulle attività produttive, Irap, tramite assunzioni agevolate in azienda (sgravi fiscali). Il 2013 si è chiuso con lo scivolone sul decreto «salva Roma», tutto da rifare dopo il monito arrivato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il provvedimento è stato recuperato nelle sue parti essenziali nel tradizionale decreto «mille proroghe» e dovrà essere convertito entro il 27 febbraio. Il premier aveva ricevuto lo stop da Napolitano, il giorno della vigilia di Natale, per l’appesantimento emendativo che in Parlamento aveva di fatto trasformato il decreto legge da lui firmato. Letta, nel suo discorso alle Camere l’11 dicembre per il voto di fiducia, ha rivendicato la positività dei primi sei mesi di lavoro promettendo che «il 2014 sarà il primo anno con il segno più dopo il buio della crisi. Un risultato non scontato. Il grande obiettivo entro il quadro tempistico dei 18 mesi è di avere istituzioni che funzionino e una democrazia più forte e più solida»

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.