Politica

Si sveglia anche Grasso: basta marchette

Il presidente del Senato dopo il pasticcio del salva Roma e la lettera del Colle avverte le Commissioni: pronto a dichiarare improponibili gli emendamenti

Detto, fatto. Il presidente del Senato Pietro Grasso passa dalle parole agli atti formali. La seconda carica dello Stato, dopo aver ricevuto la lettera con la quale il Capo dello Stato Napolitano ammoniva i presidenti delle Camere e il premier a rispettare i limiti della decretazione d’urgenza e a verificare l’ammissibilità degli emendamenti, venerdì aveva avvisato i capigruppo a Palazzo Madama, dicendosi pronto a dichiarare in Aula inammissibili e improponibili «per estraneità di materia» gli emendamenti, qualsiasi ne sia la provenienza. Grasso aveva preannunciato in conferenza dei capigruppo una lettera ai presidenti delle Commissioni per invitarli a rispettare gli stringenti critieri indicati dal Quirinale dopo il pasticcio del decreto salva Roma. Ebbene, la lettera preannunciata dal presidente del Senato è arrivata. «In caso di mancata collaborazione saranno dichiarati improponibili tutti gli emendamenti aggiuntivi di nuovi commi o nuovi articoli», ha scritto Grasso ai presidenti di Commissione a Palazzo Madama. La Presidenza del Senato, infatti, «ove non dovesse riscontrare la necessaria collaborazione di tutti i soggetti istituzionali e politici coinvolti, potrà giungere fino all’estrema e drastica misura di dichiarare improponibili tutti gli emendamenti aggiuntivi di nuovi commi o nuovi articoli» ai disegni di legge in discussione, «in attesa di auspicate proposte di modifica del Regolamento». Il presidente del Senato condivide «pienamente» e riafferma «l’essenzialità» delle considerazioni di Napolitano e sottolinea come egli abbia «nuovamente sottolineato l’esigenza di rispettare "i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall’articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988" come "ribaditi in diverse pronunce della Corte costituzionale"». Grasso ricorda «che la Giunta per il Regolamento del Senato, con il parere dell’8 novembre 1984, ha chiarito che i criteri di proponibilità degli emendamenti riferiti ai decreti legge debbono "tenere conto della indispensabile preservazione dei caratteri di necessità e di urgenza già verificati con la procedura prevista dall’articolo 78 del Regolamento, con riferimento sia al decreto legge che al disegno di legge di conversione"». Del resto la sentenza 22 del 2012 della Corte Costituzionale - richiamata da Napolitano - ha osservato che «l’inserimento di norme eterogenee rispetto all’oggetto o alle finalità del decreto spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal governo dell’urgenza del provvedere e i provvedimenti provvisori con forza di legge», ribadendo che «la necessaria omogeneità del decreto legge deve essere osservata anche dalla legge di conversione». E anche la prima Commissione permanente del Senato lo scorso 9 luglio - ricorda Grasso - «ha adottato specifiche linee guida sulla qualità della legislazione, in particolare sottolineando, con riferimento alla decretazione d’urgenza, che "l’omogeneità è ormai da considerarsi, a seguito della più recente giurisprudenza costituzionale, un parametro di costituzionalità che può orientare l’attività consultiva della Commissione affari costituzionali in sede di esame degli emendamenti ai decreti legge"». Di qui «la forte raccomandazione» di Grasso ai presidente delle Commissioni «per il più rigoroso rispetto di tali principi, affinché il vaglio sulla proponibilità degli emendamenti riferiti ai decreti legge sia particolarmente scrupoloso e attento, specialmente sotto il profilo della necessaria coerenza per materia con il testo del decreto». E, rispondendo al grillino Crimi che invita a vigilare affinché «la lettera del Colle non sia il grimaldello per modificare il Regolamento e rendere più facile per il governo arrivare con decreti accettabili, Grasso puntualizza: «Tutti i gruppi hanno avuto approvati degli emendamenti» al salva Roma, «anche i 5 Stelle. Cosa c’entrava la Dia e Malpensa?».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.