Politica

Matteo prepara la resa dei conti

Chiamatelo fuoco amico, confronto politico o come vi pare, la sostanza non cambia: la coabitazione tra il premier Enrico Letta e il segretario del Pd Matteo Renzi non può reggere. Venti giorni fa il sindaco di Firenze ha stravinto le primarie dei Democratici. E ora ha soltanto un obiettivo possibile: imporre la sua agenda al governo e puntare al voto. Non è un caso che il suo primo discorso all’assemblea del Pd abbia avuto i toni che si addicono a un candidato premier, più che a un leader che mira a ricostruire un partito dilaniato dalle correnti. Non ha tempo da perdere Matteo Renzi. Non può rimanere (anche lui) invischiato nelle logiche dei Democratici. Non può rischiare di essere logorato da mille dissidi mentre Enrico Letta va avanti con un governo frutto di instancabili mediazioni ma incapace di rompere l’intreccio di interessi e convenienze che impedisce all’Italia di lasciarsi la crisi alle spalle e prendere la strada dell’innovazione. Il sindaco di Firenze ha la necessità di mostrare che con la sua elezione alla guida del Pd, principale azionista del governo, qualcosa è cambiato. Ma in queste due settimane lo scenario è stato deprimente. Il marchettificio dei partiti, il pasticcio del «Salva Roma», il milleproroghe, l’emendamento del Pd che ha cancellato lo stop agli affitti d’oro dei palazzi della politica (poi reintrodotto dal governo), la web tax (per ora posticipata al 2014), l’emendamento (presentato da Ncd e cancellato in extremis) che avrebbe tolto i contributi ai Comuni che vietano le slot machine impegnandosi nella lotta al gioco d’azzardo. Altro che «cambiare verso» all’Italia. A tutti questi orrori si aggiunge l’insofferenza dei renziani per un governo in cui i ministri di sinistra sono di area bersaniana-lettiana (l’unica eccezione è Delrio) e quelli di destra (gli alfaniani) hanno ben 5 poltrone benché siano esponenti di un partitino. Si capisce allora che l’equilibrio tra Letta e Renzi non è destinato a durare a lungo. Uno scenario che ricorda il rapporto difficile tra l’allora premier Romano Prodi e il segretario del Pd, anche lui sindaco, Walter Veltroni. Era il 2007. Il governo durò pochi mesi. A metà gennaio è previsto un «patto» tra Letta e Renzi. Discuteranno delle priorità del governo e del partito. Sarà, inevitabilmente, una resa dei conti.

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