Politica

I renziani preparano la spallata a Letta

Il giorno dopo il Milleproroghe il premier è già messo con le spalle al muro: «O si cambia o si muore. Il governo ha fatto un filotto impressionante di errori»

Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano continua a invocare la stabilità come precondizione necessaria per le riforme istituzionali e il rilancio delle politiche per lo sviluppo, la crescita e l’occupazione - temi che verranno rimarcati nel messaggio al Paese di fine anno - il Pd torna a dare evidenti cenni di cedimento, con i renziani che manifestano di nuovo tutta la propria insoddisfazione per l’operato del governo. È il responsabile Welfare del Nazareno Davide Faraone a sparare sul premier Enrico Letta. Tanti i motivi di malcontento: il pasticcio del salva Roma, il decreto Milleproroghe e il rimpasto di governo chiesto a gran voce dai renziani ma escluso da Letta nella conferenza stampa di fine anno del 23 dicembre scorso. Il segretario del Pd è pronto ad alzare il tiro su Palazzo Chigi e il Quirinale: il patto di governo, che dovrebbe essere siglato entro gennaio, deve portare soprattutto la firma di Renzi. E puntare su pochi e qualificanti punti: riforma elettorale, abolizione del Senato, job act, cultura. Davide Faraone, renziano doc, non solo rilancia il rimpasto di governo - riportando a galla le ferite del caso Cancellieri - ma va addirittura oltre minacciando: «Non basta un ritocco, un rimpasto, o si cambia radicalmente o si muore. Questo Pd, con le grandi speranze che suscita, l’Italia, con le sue difficoltà e le sue grandi potenzialità, non può permettersi questo governo e i suoi errori. È l’ennesimo avvertimento, che cela problemi politici importanti. In primis: Renzi ha difficoltà a controllare i gruppi parlamentari e la maggior parte delle accuse mosse da Faraone al governo riguardano iniziative parlamentari. Secondo: Renzi sa che non può farsi cuocere a fuoco lento fino al 2015, che la sua segreteria non può essere travolta dall’eventuale malcontento dell’opinione pubblica per l’operato del governo Letta. Delle due l’una: o incassa subito risultati tangibili che non deludano le aspettative sul nuovo corso del Nazareno o si va al voto in primavera. Un’ipotesi tuttavia molto molto difficile. Di qui la decisione della stretegia della tensione: punglare il governo per dettare l’agenda, costringerlo a piegarsi agli input del segretario Dem. Impresa non facile vista l’indubbia autonomia di Letta, forte del rapporto col Colle. Lo scontro sul rimpasto ne è un esempio. E gli incidenti del salva Roma e delle sot machine non aiutano. «Mentre noi lavoriamo a un’agenda con dentro grandi riforme per il Paese, con tempi certi di realizzazione – scrive Faraone su Facebook - al governo e in parlamento, con il suo bicameralismo perfetto c’è chi brucia tutto. Così non va. Eletto Matteo Renzi si azzera il contagiri e si riparte. Non elencherò gli errori del passato, ma se metto uno dietro l’altro gli errori commessi da questo governo, dal giorno dell’elezione del nuovo segretario Pd, 15 dicembre, fino ad oggi (appena 13 giorni) viene fuori un filotto impressionante: una legge di stabilità di galleggiamento, le slot machine, gli affitti d’oro, il provvedimento su Roma Capitale. Se chiedi la fiducia ai parlamentari della Repubblica, se chiedi il sostegno in bianco ai deputati della maggioranza, lo fai per provvedimenti alti, utili per il Paese non per legittimare decine e decine di inutili marchette». Faraone attacca poi sui 400 milioni «abbonati» al Campidoglio, sui «soldi Ue parcellizzati per il Sud e per il lavoro su mille provvedimenti senza alcuna strategia, con il solo obiettivo di non perderli» e sulle «deroghe al patto di stabilità per Comuni non virtuosi, che chiedono di stabilizzare i precari anche dove si sfora la pianta organica e niente per i Comuni virtuosi». Tutte critiche condivise dal deputato renziano Andrea Marcucci. C’è poi il governo. I renziani lamentano i troppi ministri in quota Alfano, ben 5, nonostante Ncd abbia meno parlamentari non solo del Pd ma anche di Scelta Civica. Renzi incalza Letta affinché vengano ridefiniti gli equilibri del partito che hanno premiato finora i lettiani-bersaniani con la nomina di Zanonato, Carrozza, Orlando e Bray, mentre in quota renziana c’è solo Graziano Delrio agli Affari Regionali. In ballo ci sono i posti da sottosegretari e viceministri lasciati liberi dagli esponenti di Fi. Nel mirino di Renzi tutto il comparto economico: Saccomanni (Economia), Zanonato (Sviluppo economico) e Giovannini (Lavoro) che il segretario vorrebbe sostituire con Lucrezia Reichlin, Giancarlo Padoan e Luca Cottarelli. Senza dimenticare Guglielmo Epifani.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.