Ignazio Marino incassa e ringrazia. I 400 milioni che arriveranno dal governo serviranno al sindaco di Roma di colmare il deficit di bilancio del Campidoglio e di evitare il default. «Esprimo la mia piena soddisfazione per l’inserimento nel decreto milleproroghe delle norme relative al bilancio 2013, con il quale abbiamo riportato il Campidoglio sulla strada del rigore amministrativo e contabile - commenta Marino - Il testo varato dal governo è pienamente in linea con le scelte strategiche già adottate durante la stesura del bilancio 2013 e con la programmazione della manovra economica 2014. Il decreto consente di regolare i rapporti economici tra il Campidoglio e il Commissario per il rientro dal debito di Roma Capitale attraverso una nuova regolamentazione delle relazioni di dare e avere. Sarà possibile inserire nella gestione commissariale debiti antecedenti alla sua istituzione, finora sfuggiti alla contabilizzazione capitolina. Inoltre il Campidoglio rientra in possesso delle somme anticipate alla gestione commissariale al momento del suo insediamento e acquisisce crediti vantati nei confronti delle aziende partecipate. Ringrazio il governo per il senso di responsabilità dimostrato e per l’attenzione rivolta alla Capitale». Ma il varo del decreto Milleproroghe - «costruito attraverso l’originario decreto proroghe, quelle essenziali e necessarie su alcuni impegni che abbiamo dovuto mettere, con accanto le norme essenziali del testo del Dl salva Roma», spiega il presidente del Consiglio Enrico Letta - va di traverso a molti. E stavolta non solo alla Lega Nord. Certo anche in questa circostanza il Carroccio è in prima fila a gridare all’ennesimo sopruso di Roma Ladrona. «Il decreto Milleproroghe è una schifezza - tuona il segretario di via Bellerio Matto Salvini - Pur di salvare Roma, che ha dodici miliardi di euro di debito, si può violare la Costituzione nel silenzio di Napolitano e prendere in giro i sindaci di tutta Italia. La rivolta fiscale è l’unica soluzione. La Lega è pronta a una dura opposizione». Ancora più dura la presa di posizione di Roberto Calderoli, che, parafrasando Beppe Grillo, arriva a evocare l’impeachment, intimando al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di non firmare il Milleproroghe «se contiene norme uguali a quelle di decreti decaduti o ritirati come il salva Roma. Perché questa sarebbe una violazione gravissima». Il dibattito politico sposta così l’attenzione da quello che dovrebbe comportare lo status di Roma Capitale (in termini di risorse economiche, poteri legislativi, fiscali e di bilancio) al pasticcio del ritiro del salva Roma e della riproposizione delle sue norme essenziali nel Milleproroghe. Per il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (FI) il decreto «non può essere piegato a mille esigenze. Siamo certi della vigilanza del Quirinale, ma siamo decisi a un serrato confronto parlamentare, che investe le procedure e la qualità della legislazione e che non potrà consentire confusioni, fughe in avanti, elargizioni di vario tipo e genere». Il capogruppo di FI alla Camera Renato Brunetta parla di «abominio istituzionale». «Hanno provato a spiegarmi che alcune norme del salva Roma saranno salvate dal Milleproroghe in base a un meccanismo per cui la scadenza dell’uno si raccorderà all’entrata in vigore dell’altro», dice il presidente dei deputati azzurri, che rincara la dose: «Si tratta di un abominio istituzionale. Chiediamo a Napolitano di vigilare rispetto alla reiterazione, in un decreto successivo, di norme contenute in un decreto precedente, che è vietato da una sentenza della Corte Costituzionale del 1996». Ma l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno difende il provvedimento. «Per fortuna - dice - il governo ha posto riparo al pasticcio che era stato provocato sul decreto salva Roma spostando le norme necessarie alla nostra città nel decreto Milleproroghe. La nostra ferma opposizione alla giunta Marino non ci impedisce di sostenere qualsiasi intervento che restituisca a Roma almeno una parte delle risorse che sono state tagliate dal governo e che vengono spese ogni anno per sostenere le funzioni di capitale». «A differenza di quello che faceva la sinistra quando noi eravamo in Campidoglio - aggiunge l’ex sindaco - continueremo la nostra battaglia contro l’inerzia politica e amministrativa della giunta Marino ma non sulla pelle della nostra città». Per il il deputato Pd ed ex capogruppo in Assemblea Capitolina Umberto Marroni «gli attacchi a Napolitano sono indecorosi. Per quanto riguarda Roma vorrei precisare che non si sta facendo nessun favore, ma si stanno riconoscendo poteri e risorse spettanti alla Capitale d’Italia, così come avviene da decenni negli altri Paesi europei, anzi sono convinto che si dovrebbe aprire una discussione per rendere tali interventi strutturali».
Marino ringrazia. Ma la Lega non ci sta
Salvini attacca il governo sui soldi a Roma e minaccia la rivolta fiscale Calderoli: impeachment per Napolitano. FI: abominio istituzionale
