Politica

Rigore sugli emendamenti, Napolitano bacchetta il Parlamento

Grasso: "I criteri indicati dal presidente vanno rispettati. In alternativa non esiterò a dichiararli improponibili"

Il Colle era stato chiaro e altrettanto chiaro sembra essere la risposta del presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenuto alla conferenza dei capigruppo. I criteri indicati da Napolitano sull’esame dei Dl "vanno rispettati". In alternativa, afferma, non esiterà a dichiarare improponibili, per estraneità della materia, emendamenti di qualunque provenienza, anche se presentati dai relatori, dal goveno o già approvati dalla Commissione con i pareri favorevoli dei relatori del governo. Il monito stavolta era stato più severo del solito. Dopo il pasticcio del decreto “Salva Roma”, trasformato dalla creatività emendativa (e dagli interessi clientelari) dei parlamentari in un guazzabuglio di norme e codicilli disorganici che poco avevano a che fare con l'urgenza del salvataggio del bilancio della Capitale, Giorgio Napolitano aveva scritto al premier Letta e ai presidenti di Camera e Senato con parole durissime, che censurano con fermezza la deriva del processo legislativo italiano caduto nell'abuso dei decreti e dei voti di fiducia; e che segnano per la prima volta un atto di rottura tra il Capo dello Stato e il governo delle (ex) larghe intese. “Rinnovo l'invito ad attenersi all'ammissibilità degli emendamenti di stretta attinenza e le relative finalità anche adottando opportune modifiche ai regolamenti parlamentari”. La lettera è letta in aula, alla Camera, da Laura Boldrini, che come presidente dell'assemblea ha il compito formale col suo Ufficio di ammettere o cassare le proposte emendative durante l'iter di approvazione parlamentare di un testo normativo. Nella conversione del decreto Salva Roma “sono stati aggiunti al testo originale 10 articoli per complessivi 90 commi”, scrive Napolitano, “questo mi induce a porre alla vostra attenzione la necessità di avere il massimo rigore nella verifica della ammissibilità degli emendamenti”. In particolare la richiesta è quella di rispettare l'omogeneità delle materie dei provvedimenti contenuti nei decreti presentati dal governo, senza stravolgerne il contenuto: “Numerosi sono stati i richiami da me formulati nelle scorse legislature, in presenza di diversi governi e in rapporto con diversi presidenti delle Camere, alla necessità di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione”. Principi, continua Napolitano, “ribaditi da diverse sentenze della Corte Costituzionale".  Nell'emanare un decreto legge, spiega il Presidente della Repubblica, il governo fa sotto la propria responsabilità una valutazione sull'urgenza del provvedimento, che sottopone al giudizio del Capo dello Stato in sede di emanazione. Ma la necessaria omogeneità del decreto “deve essere osservata anche dalla legge di conversione”. Per tutto questo il Presidente della Repubblica,nel caso del Salva-Roma,  ha minacciato di avvalersi della sua facoltà di rinvio, portando il governo alla decisione di ritirare il decreto in anticipo. “La Camera sta lavorando alla riforma del Regolamento” ed entro poche settimane un testo preparato dal gruppo di lavoro sarà presentato all'aula, ha assicurato Laura Boldrini, dopo aver letto all'assemblea le parole di Napolitano.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.