Politica

Kyenge ci ricasca «Sì allo ius soli»

Dalle seconde case ai rom alle coppe gay Un 2013 pieno di figuracce per il ministro

Ennesimo scivolone per il ministro dell’Integrazione Cecole Kyenge. «2014 verso una nuova cittadinanza: chi nasce e/o cresce in Italia è italiano!», scrive su Twitter il ministro, tornando sul tema dello ius soli. Una questione che tante polemiche aveva sollevato nei mesi scorsi, quando le aperture della Kyenge verso il diritto di cittadinanza per gli immigrati avevano provocato la dura reazione di Forza Italia, Fratelli d’Italia e della Lega Nord e gli imbarazzi del vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano. Parole, quelle del ministro, che fanno seguito alla dichiarazione sul centro accoglienza di Lampedusa. «Esprimo la mia soddisfazione per il trasferimento dei migranti dal centro di Lampedusa verso altre strutture. Gli ultimi fatti confermano la necessità di modificare un sistema che ha portato tensioni e difficoltà all’interno dei centri», il commento della Kyenge. Anche stavolta la Kyenge scivola insomma sulle solite bucce di banana: ius soli e accoglienza. Certo, dopo il discorso di fine anno del presidente del Consiglio enrico Letta la Kyenge è più forte politicamente. Il premier non solo ha rivendicato la scelta di far entrare la Kyenge al governo, ma ha di fatto legittimato le sue prese di posizione annunciando che «lo ius soli sarà nel contratto di governo». Parole che però non mettono al riparto il ministro dalle polimiche. «Il 2014 - dice il segretario della Lega Salvini - sarà l’ultimo anno della chiacchierona Kyenge ministro. Basta preoccuparsi solo di clandestini e carcerati, per la Lega l’emergenza è ridare lavoro e speranza a italiani e padani, per gli stranieri non c’è più posto». E anche il deputato del Pd Dario Ginefra la critica: «Quello che mi aspetto da lei non è la sensibiltà o la umanità che nessuno ha mai messo in discussione, ma la capacità di provvedere, con gli strumenti propri del suo dicastero, alla soluzione dei problemi già da tempo individuati e analizzati». La Kyenge resta dunque un ministro scomodo. Soprattutto per i suoi strafalcioni politici, che non si contano più. La ministra italocongolese, ad esempio, in viaggio istituzionale in Colombia così si esprimeva sugli italiani: «Ci sono persone che non accettano che provengo da un altro Paese, sono di un’altra razza e ho un incarico istituzionale. L’Italia non è razzista, ma ci sono molte persone che si rendono protagoniste di episodi di razzismo. Molti non accettano che una persona di un altro Paese, di un’altra razza adesso ricopra un importante ruolo istituzionale in governo». Tradotto: siamo semplicemente razzisti. Durante il Festival del Cinema di Venezia poi dava agio alle proposte di cancellare la dicitura «padre» e «madre» dai documenti scolastici per introdurre i termini «genitore 1» e «genitore 2» al fine di non discriminare le coppie omosessuali. Una proposta bollata come «assurda» da Famiglia Cristiana . Lo scorso 18 settembre quando ignoti - probabilmente rom - devastarono e depredarono il suo appartamento, la Kyenge disse:«Gli zingari non rubano, ve lo siete immaginato». Una frase arrivata tre mesi d’opo l’idea, datata 25 giugno, di abolire i campi nomadi e che fa il paio con l’ormai celebre proposta: «Le seconde case degli italiani agli stranieri».

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