Politica

Io, costretto a fare causa

*Presidente della Provincia di Teramo

Onorare i propri debiti è un dovere che in molti casi si può trasformare in una croce. Lo sanno bene milioni di cittadini, imprenditori, artigiani che in queste ore stanno perdendo il sonno perché non sanno come pagare i propri debiti all’erario. Non parlo degli evasori di ventura o di professione, di cui pure questo Paese è colpevolmente pieno, ma di persone che in tutta onestà non riescono più a far quadrare i conti anche perché questi conti non sono più equi da molto, troppo, tempo. A "sbilanciare" il rapporto fra entrate e uscite ha contribuito anche lo Stato, non pagando le imprese, non versando il dovuto agli enti locali: per anni. In un inevitabile effetto domino si sono accumulati debiti, sono circolate molte meno risorse di quelle iscritte nei bilanci ufficiali, qualche impresa e qualche fornitore, nel frattempo hanno chiuso i battenti, molti hanno perso il lavoro. Ho cercato di spiegare tutto questo a chi mi ha chiesto perché ho fatto causa allo Stato; sarò l’ultimo Presidente di Provincia eletto dal popolo ma il mio ente non lascerà un debito, e i soldi del ricorso vinto non serviranno a pagare né i costi della politica, né quelli della macchina amministrativa - quelli delle Province sono risibili se paragonati a quelli di altre amministrazioni statali - ma andranno a imprenditori, fornitori, associazioni: tutti soggetti che per lo Stato - in questo caso rappresentato dall'istituzione che presiedo - hanno regolarmente svolto un servizio, realizzato un’opera pubblica, assicurato una fornitura. Magari, a qualcuno, servirà a pagare proprio quel debito all’erario che gli sta togliendo il sonno (e quindi i soldi torneranno allo Stato); in qualche caso eviterà un licenziamento o rilancerà un progetto di investimento. Non è una vendetta delle Province - dichiarate inutili e costose in contumacia e senza prove o meglio, stando alla Corte dei Conti, con la prova che ciò non è stato provato - ma un atto dovuto, uno dei modi di onorare quel mandato conferitoci dal cittadino. Non siamo l’ultimo giapponese che combatte una guerra già perduta su un’isola dimenticata ma l’italiano che crede ancora che questo possa essere, a dispetto di tutto, un Paese normale. Un Paese dove lo Stato rispetta le sue leggi. Noi ci siamo fatti certificare il nostro credito dal Ministero delle Finanze; questa operazione ha reso più solida l’azione legale e aspettiamo con serenità e anche una certa curiosità la sentenza di appello. Ma intanto un primo giudizio ha dimostrato che gli enti locali sono titolari di diritti che non possono essere, semplicemente, disattesi dal Governo. Che questo accada mentre il Governo ci cancelli può essere letto come un accidente della Storia o come una metafora.

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